Stop Pirates!

Tutte le cose prima o poi finiscono. Non ha fatto eccezione Bt Junkie, già oscurato dai provider italiani, ora ha chiuso definitivamente i battenti.
Probabilmente la paura di seguire la stessa sorte di Megavideo ha spinto i gestori del motore di ricerca a porre fine alla loro, e un po’ nostra, avventura.
Chi abitualmente scaricava illegalmente film e musica si sentirà orfano. Lo scambio di file in rete diventa sempre più difficile. Giustamente la pirateria deve essere combattuta ma non è chiudendo siti del genere che si risolve. Anche perché morto un Papa se ne fa sempre un altro e lo abbiamo visto dalla chiusura di Napster in poi.
Bisogna rassegnarsi. Prima o poi Internet sarà regolata e imbrigliata come una “televisione” : o paghi o niente contenuti. Ci stanno provando i giornali che già fanno pagare la versione Mobile e ci ha provato, con ottimo successo, iTunes e altri minori. Alcuni giornali esteri fanno pagare tutto, anche gli articoli che noi ancora leggiamo gratis dai quotidiani nazionali. Ma ancora per poco. Non disperiamo, se Internet sta morendo, così come lo abbiamo conosciuto fino ad oggi, si apriranno altre vie per la comunicazione globale e, soprattutto, gratuita.
Buon download! (legale, s’intende!) 🙂

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Non mi fido della nuvola

L’arresto di Kim Schmitz su ordine del FBI ha decretato la chiusura di una buona parte dei cyberlocker e di tutto un circuito di siti che offrivano film in streaming ospitati sui server di Megavideo e Megaupload.

L’arresto del noto ex hacker tedesco non è scattato, probabilmente, solo per aver violato le leggi sul copyright ma per reati ancora più gravi che saranno accertati e verranno fuori durante il processo.
Svanisce la comodità per migliaia di utenti di cliccare e vedere un film sul proprio computer  in modo semplice ed immediato.
Oltre che illecito, lo streaming di film non è neanche consigliato perché la qualità delle immagini è pessima e in qualche raro caso appena accettabile.
Solo pochissimi anni fa lo streaming sembrava la svolta decisiva per coloro che si ostinavano a cercare in rete film di prima visione. Si è arrivati a considerare chiusa l’epoca del P2P dopo l’avvento dei Cyberlocker.
Invece è già iniziato il tramonto e forse non spiccherà il volo nemmeno il tanto decantato Cloud (quello legale).
I miei files li voglio sul mio hard disk (con relativa copia) e non in giro per la rete, stipati su un server che potrebbe volatilizzarsi da un giorno all’altro.
Chi non si arrende reinstalla con pazienza un sano client Torrent e tira avanti. Il buon vecchio P2P. Ovviamente per lo scambio di file legali, per carità!
E’ incredibile, avere nostalgia di WinMx

Torrent

Opera Browser

E’ sconcertante come la lotta alla pirateria viene affrontata in Italia. Dopo “l’oscuramento” del motore di ricerca più famoso al mondo (per i torrent) The Pirate Bay ora è il turno di Bt Junkie che ha raggiunto in poco tempo una straordinaria popolarità tra i malfattori che si ostinano a scaricare film e musica contro le leggi italiane ed europee.

I server, sia di Pirate Bay che di Bt Junkie sono fisicamente in Svezia e quindi la magistratura italiana non ha possibilità di intervenire in modo severo, cioè ordinandone la chiusura e quindi ci si limita ad oscurarli con metodi un po’ ingenui e pressoché inutili ma che servono ad accontentare le major, almeno per il momento.

Bt Junkie non è più raggiungibile dall’Italia così come non lo è più The Pirate Bay. Non dimentichiamo che questi due motori di ricerca non contengono solo file “pirata” ma sono anche fonte di files ammessi per il libero scambio tra utenti di tutto il mondo come per esempio le release di Linux e altro materiale non soggetto a restrizioni.
Quindi oscurandoli si mette tutto in un calderone senza tenere conto degli utenti che in buona fede utilizzano questi motori di ricerca per scopi leciti.

Diciamo subito che la lotta alla pirateria è una cosa più che giusta ma dovrebbe essere condotta in modo tale da non coinvolgere anche coloro che non hanno mai scaricato un mp3 pirata e mai lo faranno. E sono proprio queste persone che vengono penalizzate da certi provvedimenti che invece non fermano la pirateria in quanto certe restrizioni sono facilmente bypassabili con semplici accorgimenti che non hanno nulla di illegale.

Per esempio i due siti in questione risultano raggiungibili senza problemi usando il browser Opera con la funzione Turbo attivata, oppure, per i più esperti, cambiando i DNS del proprio provider o ancora usando un proxy per “mascherare” la provenienza del proprio IP.
Tutte cose lecite, non vietate dalla legge di nessun paese al mondo e che neutralizzano il lavoro sia delle Procure che della Guardia di Finanza con evidente spreco di danaro pubblico.

Intanto la FIMI, la federazione industriale musica italiana è in festa perché pensa che la pirateria possa essere fermata con questi metodi non considerando che il “pirata” non si ferma certo davanti a questo tipo di censura e con la velocità delle notizie in rete con un semplice link anche il più sprovveduto utente potrà continuare a connettersi sia con The Pirate Bay che con Bt Junkie.

Download

Perché il download di musica, video e software è vietato?
In linea di principio è giustissimo perché è come se rubassimo un manufatto dal negozio di un falegname.
Esempio un po’ bizzarro, lo so, ma è proprio così. Un cantante fa un disco per venderlo, se noi lo prendiamo gratis dalla rete è come prendere lo scaffale che il falegname aveva messo fuori dal negozio per farlo ammirare ai passanti e lo portassimo a casa nostra.

Il copyright non è solo una parola ma serve a proteggere il lavoro degli altri. Come ci sentiremmo noi se ci portassero via, gratis, il nostro lavoro?

Per fare un software ci vuole tempo, studio, investimenti, tanta gente che ci lavora. Ha dei costi non indifferenti e soprattutto fa lavorare delle persone.
Andiamo su Internet e lo copiamo, senza spendere una lira. Vi sembra una cosa normale?
E’ un vero e proprio furto.
La legge punisce il download di materiale protetto da copyright.
Facciamo un passo indietro e torniamo all’epoca pre-internet
Io compravo un disco, andavo a scuola e lo prestavo ai miei compagni di classe. Eravamo in trenta. Questo disco faceva spesso il giro della scuola. Eravamo circa 1000 studenti.
Moltiplichiamo per tutte le scuole d’Italia.

C’era uno scambio. Oggi il peer to peer o, se preferite, P2P o più esplicitamente lo scambio di file è la stessa identica cosa. Solo che invece di prendere materialmente il disco e sentirselo prendiamo un mucchietto di bit e li infiliamo nel lettore mp3.

La questione non è facile da sbrogliare e le case discografiche così come i produttori di software devono garantirsi che non si rubino dalla rete i loro lavori ma nessuno mai ha vietato lo scambio materiale di un opera. Se presto un libro a 10 mila persone nessuno mi accusa di pirateria, se faccio le fotocopie e le vendo, sì.

Quale è la differenza se presto un CD oppure lo scambio via Internet con gli amici? Teoricamente nessuna. A parte che non avremo materialmente “in mano” il CD, potremo però ascoltarlo tranquillamente. Non abbiamo pagato niente ma non abbiamo niente in mano se lo scarichiamo dalla rete.
I produttori sono furbi e sanno che un mp3, se ben fatto, riproduce tal quale il brano del CD originale. Allora nasce iTunes che ti vende solo mp3 ma è ancora troppo caro per combattere la pirateria. E’ una questione di soldi, tutto è troppo caro difronte al gratuito.
iTunes ha però un grosso giro d’affari, segno che la gente ha capito che scaricare illegalmente è reato. Diamo tempo al tempo e la pirateria scomparirà da sola, i costi si abbasseranno e non varrà la pena rischiare per scaricare. Per il momento frenate la vostra voglia di download, è reato.