Sanremo 2017

sanremo2017
Come chi votava Democrazia Cristiana non lo confessava volentieri, così si nega di seguire Sanremo.
Spesso si snobba per non essere confusi con la massa cha ama le canzonette e le performance nazional-popolari di conduttori e ospiti.
Quest’anno la fantastica idea di fare il riassunto di tutte le canzonette, non vincitrici, che hanno fatto la storia di una parte della musica italiana.
Non so se anche voi, come me, avete notato che la fama delle canzoni andava diminuendo col passare degli anni.
Fino agli anni ’80 c’erano quelle canzoni che tutti indistintamente fischiettavano e comunque conoscevano. Più si va avanti e più le canzonette si fanno “deboli”, con una diffusione comunque decrescente rispetto ai successi del passato.
Probabilmente perché la platea dei “Big” dovrà confrontarsi sempre di più con le canzonette provenienti dall’estero e che paragonate all’italica melodia sono, se non altro, più incisive e sicuramente più innovative e tecnicamente perfette.

L’idea di “sfruttare” la popolarità di Maria De Filippi per accaparrarsi un pubblico più giovane della media di Sanremo è stata buona ma il contesto è rimasto lo stesso.
Cantanti mediocri, alcuni più bravi ma senza nessuna vera novità.

L’esibizione, fuori gara, di Tiziano Ferro ci dimostra come i veri “big” si tengano fuori da un concorsone per paura di perdere la credibilità qualora non vincessero il primo premio.
Da anni Sanremo è sempre più una Castrocaro di lusso e sempre meno il Festival della canzone italiana.

Detto questo, godiamoci le altre quattro serate, hai visto mai che Clementino, il “giovane rapper” avellinese (35 anni) si sveli come il nuovo Celentano? 😱

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Sanremo 2016

sanremo2016

Come una cartella di Equitalia arriva puntuale anche Sanremo. Con le solite polemiche e i soliti commenti. Criticare è sempre facile ma è pur vero che prestano volentieri il fianco.

Ormai da anni si sentono le stesse lamentele, i cantanti che sono scarsi, le “vallette” più o meno straniere e più o meno belle, le gaffe dei presentatori, i vestiti stile Carnevale di Rio e gli ospiti stranieri che inesorabilmente sottolineano la pochezza dell’italica scuderia canora.
Il filo conduttore di quest’anno è il fiocco simil-arcobaleno che penzola dall’asta del microfono.
La presenza di un grande Elton John, ormai gonfiato e spompato dall’ implacabile avanzare dell’età che ci comunica la sua felicità di essere papà anziché nonno, ha contribuito alla campagna sulle unioni civili con relativi figli e figliastri.
In un teatro lo puoi pure fare ma in eurovisione, su una TV pagata da tutti, forzatamente, proprio no.

Arcobaleni a parte, quello che dovrebbe interessarci di più è la presenza dei soliti “Big” inventati al momento.
Arisa, che in un modo o nell’altro deve essere presente a Sanremo è sconcertante. Qualche anziano (ex semi-big) riproposto, perché pure lui deve campare, è umanamente accettabile ma non arricchisce la gara canora anzi la intristisce, e non poco.
La presenza di Pausini (vestita come Gheddafi – come ho letto su Twitter ☺) è stata l’unica vera Big che ha sfoggiato la sua voce insieme al naso nuovo (letto su Twitter anche questo ☺) e le auguriamo un lungo tour in Sudamerica, almeno fino al prossimo Sanremo.

Carlo Conti, il vero mattatore di questo Festival, dovrebbe sforzarsi ancora un po’ per essere perfetto. Pippo Baudo sarebbe riuscito senz’altro a strappare gli occhiali di Gandhi Djuna, in arte Maître Gims (il congolese-francese) che ci ha allietato con il motivetto tanto in voga in questi giorni.

Anche questa volta, arriveremo fino a sabato con la speranza che qualcuno si lanci dal loggione e riponiamo le speranze nei giovani. Hai visto mai che fra tanti montati ne esca, finalmente, uno capace? 😝

Lo spettacolo è garantito

sanremo2015

È difficile trovare una persona che sia affascinata dal Festival di Sanremo e tanto meno dalle sue canzoni.

Nonostante tutto, però, siamo sempre tentati di dare uno sguardo a cosa succede all’Ariston e inevitabilmente ci si ritrova a seguire le cinque lunghe serate della maratona canterina.

Snobbare il Festival è stato sempre uno sport nazionale, soprattutto dopo l’avvento dell’era beat, quella dei capelloni, per intenderci (fine anni ’60 fino agli inizi ’80).

Quando la musica italiana cominciava ad essere influenzata dal mondo anglosassone e dalla musica rock, che ha stravolto le melodie italiche tanto care alle nostre nonne.

Un tempo, le canzoni di Sanremo erano veramente cantate da tutti, anche perché solo quelle c’erano e un brano restava in classifica anche svariati mesi.

Oggi, che siamo sommersi da musica proveniente da tutto il mondo, è abbastanza difficile che dal Festival venga fuori un talento veramente interessante.

Bisogna considerare che quelli che una volta erano i “big” della canzone italiana si sono invecchiati tutti, se non estinti. Oggi si considera big chiunque canti da un paio d’anni o basta che abbia vinto qualche selezione televisiva di aspiranti usignoli.

Inoltre, un brano dura pochi giorni e viene “consumato” subito a causa dell’incessante flusso di musica che viene soprattutto dal mercato estero (di qualità nettamente superiore, purtroppo).

A volte è anche penoso assistere all’esibizione di qualche nuova proposta che non si sa in che modo e perché sia arrivata sul palco dell’Ariston.

Questo Festival, privo di “big” (o presunti tali) non ha niente da invidiare a quelli precedenti, anche perché quei pochi cantanti più blasonati che abbiamo non si sognano nemmeno di andare a gareggiare con altri rischiando di rovinarsi l’immagine.

Ecco perché ci ritroviamo ad ascoltare pseudo-big che devono pur vivere, e in mancanza di un vero affermato successo li ritroviamo sul palco dell’Ariston a cantare l’ennesima canzone mediocre che piacerà a quei pochi fans che fortunatamente, per loro, hanno.

Più che una gara canora, ormai il Festival è una passerella per dare una spinta a chi arranca verso il successo, vuoi per inadeguatezza, vuoi per sfortuna (tra le sfortune c’è quella di non trovare autori validi).

Lo spettacolo è garantito, quindi, nel bene e nel male e quest’anno Carlo Conti è stato bravo a non farci rimpiangere nessuno dei suoi predecessori.

L’ultima serata sarà interessante per scoprire chi vince e, soprattutto, perché.

Se seguite Sanremo, non fate troppo caso alle canzoni ma allo spettacolo e vedrete che sarà divertente. Arisa mica è lì per caso 🙂

 

@Digicontact #Sanremo2015 #Festivaldisanremo

Avril Lavigne

Avril Lavigne
Se vi interessa un concerto privato di Avril, siate pronti a sborsare circa 250.000 $.
Tanto costa un’esibizione non pubblica della biondina canadese. Vi sembra troppo? Può darsi, ma ricordando le canzoni che ci hanno proposto all’ultimo Sanremo qui siamo su un altro pianeta.
Pur sempre canzonette ma con la perfezione e gli arrangiamenti sopraffini delle produzioni americane. L’ultimo album di Avril non è per niente male, anzi lo ritengo molto interessante ed evoluto rispetto al precedente, con sonorità diverse e molto piacevoli. Da ascoltare. Tutto.
album

Stasera mi butto!

Sanremo
Come quasi ogni anno qualcuno minaccia di buttarsi dal loggione, ma fortunatamente nessuno lo ha mai fatto. Anche quest’anno un paio di lavoratori licenziati o in via di licenziamento hanno fatto il loro show.
Non si sa mai se è vero o è solo una messa in scena per aumentare lo share di un Festival che costa sempre di più ma offre sempre di meno.
Quest’anno con Fazio e Littizzetto sembra un prolungamento della trasmissione Che Tempo Che Fa, con le solite battute “volgari” della Luciana e la spalla senza verve del buon Fabio. Il tutto condito con qualche ospite famoso ma un po’ stagionato.

E’ vero che lo critichiamo ma poi lo guardiamo ma solo, forse, per la speranza che qualcosa di nuovo e interessante venga fuori da tanti preparativi e aspettative lunghe un intero anno.
Il problema più grande di Sanremo è che nel tempo, da Festival della Canzone Italiana si è trasformato in un mega-contenitore televisivo lungo una settimana, ci manca solo che il presentatore di turno ci legga il telegiornale direttamente dal palco dell’Ariston.

La gara canora è sempre più in secondo piano, con improbabili televoti e interpreti più o meno sconosciuti o di secondo piano o vecchie glorie ingiallite e fuori corso.
Fa una certa impressione vedere Mauro Pagani come direttore artistico di un carrozzone che non ha né capo né coda, soprattutto per coloro che lo ricordano quando imbracciava il suo violino insieme alla PFM.
Sarà per la mancanza di talenti o per altri insospettabili motivi ma il risultato è deludente, soprattutto per la gara canora che ormai da anni non esiste più. Non basta la competenza e l’esperienza di un artista del calibro di Pagani a rendere un Festival piacevole e interessante, ci vuole la materia prima. E quella, sicuramente manca.

Non ci resta che seguire stancamente questo Festival che si snoderà per tutta la settimana e ci darà comunque un vincitore, la canzoncina più carina delle altre c’è sempre. Accontentiamoci di poco, ormai in Italia siamo abituati a doverci accontentare e non vedo perché Sanremo dovrebbe fare eccezione 😦

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Copriamoci le gambe

La Ministra Fornero non vede più la televisione da qualche mese. Sicuramente non ha perso granché. in questo articolo del Corriere, la Ministra non accetta la figura della donna così come è rappresentata e trattata in televisione.
Certo forse qualche volta si esagera. La farfallina tatuata di Belen è solo un esempio di come si tratta la donna…ma chi avrà costretto la bella argentina a mostrare il tatuaggio?
Morandi? Il direttore della RAI? O forse ha deciso da sola?
Pensare ancora che la donna venga “trattata” in un certo modo da qualcuno, è questa la vera discriminazione. Ne è lei stessa l’esempio, la Ministra. Donna e Ministra. Nessuno l’ha costretta così come nessuno costringe le ballerine televisive a mostrare il proprio corpo e tatuaggi vari.
Vogliamo imporre un clima austero? Vogliamo ripulire questa vergogna dalla televisione e dal mondo in generale?
Ci aveva provato la Regina Vittoria, in Inghilterra, un po’ di anni fa. Per pudore copriva persino le gambe dei tavoli mentre a Londra erano attivi circa 3000 bordelli e l’oppio proveniente dall’India esalava da tutte le case. Era l’ 800.
Che facciamo, oscuriamo la TV o cerchiamo di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro?
Sappiamo che la Ministra sta lavorando per estendere le quote rosa e consentire alle donne di svolgere lavori “normali”, non illudiamoci, però, di azzerare le code davanti alla Casa del “Grande Fratello”. Quelli, lì dentro ci entrano volontariamente.

Sanremo, Celentano docet

Gianni-presentatore ha vinto. Lo share di Sanremo ha superato qualsiasi aspettativa. Moltissime persone incollate ai teleschermi per vedere cosa succedeva.
Una volta le famiglie si riunivano davanti ai cinescopi per ascoltare le canzoni e valutare i cantanti, il giorno dopo si andava a comprare il 45 giri dei brani più belli per ascoltarli nel “mangiadischi” o sull’impianto stereo con le casse grandi come armadi.
Oggi la situazione è profondamente cambiata. Siamo incollati ai monitor a LED che, tra l’altro, svolgono la funzione di televisore. L’interesse non è più rivolto ai cantanti e alle canzoni ma si attende cosa succede sul palco. I cantanti sono un “contorno”.
Lo share è stato alto, Celentano ha attirato una bella fetta di pubblico, come sempre. Gianni è stato bravo a scusarsi perché s’era inceppato il commodore 64 che doveva contabilizzare i voti dei giurati e Papaleo ha recitato bene la sua parte.
Interessante la comparsa delle due belle ragazze senza ruolo, Belen e Elisabetta, che hanno portato Papaleo ad esprimersi con una battutaccia che ci trova sinceramente d’accordo. La modella che doveva essere ufficialmente accanto al Gianni-presentatore ha avuto un improvviso torcicollo forse dovuto ad un colpo di freddo che ha invaso la penisola in queste ultime settimane. Stesso colpo di freddo lo avranno subito i famosi fiori che gli altri anni invadevano il palco.
Celentano ha recitato il suo sermone e cantato qualche canzone tra le quali un paio in gramelot inglese, un paio di accuse a qualche giornale e un encomio a Don Gallo. Prevedibile ma sempre interessante. Ci aspettavamo, però, pause più ampie.
Pupo è stato bravissimo a recitare la parte dell’offeso, sembrava vero!
Le canzoni che dovevano essere il perno principale sono passate in second’ordine, mortificate anche dall’uso errato del pallottoliere che è andato in tilt. Poco male.
Io da qualche anno faccio fatica a capire chi sono i Big e chi gli “emergenti” e mi son dovuto fidare di quello che diceva Gianni-presentatore.
Mi è piaciuto l’utilizzo da parte dell’orchestra di jingle ispirati a famosi gruppi rock come Deep Purple, Led Zeppelin, Pink Floyd e altri. Forse per riprendere un po’ d’aria in seguito alle canzoni proposte. Li capisco.
Mi è piaciuto moltissimo Lucio Dalla come direttore d’orchestra che ha accennato a qualche acuto incerto accompagnando quel ragazzo che non so se era un big o un emergente.
Bella l’esibizione della figlia di Fornaciari che è cresciuta ascoltando brani di artisti famosi (e perciò adesso deve cantare).
Molto interessante il restyling di Arisa, ma chi l’ha fatto Giugiaro?
Una bella canzone quella di Francesco Renga che ho ascoltato senza fatica.
Spero che non sia eliminato il duo Berté/D’Alessio e che la loro canzone giunga almeno in finale per poter rivedere più volte il look interessante dei due artisti. Un noto giornalista su Twitter: “la Berté sembra Stevie Wonder con la parrucca” ma questi sono particolari, il bello è il brano proposto.
Ammettiamolo, anche se non è più, in senso stretto, il Festival della canzone italiana, è sempre un grande spettacolo, un circo che ci tiene attaccati al televisore e oggi anche a Twitter… e poi, lo share è quello che conta, che sia critico non ha nessuna importanza.