Avanti c’è posto!

Gibilterra
Mai come adesso si è parlato di flussi migratori, di profughi e di clandestini.
L’argomento è scottante e si rischia di aprire infinite polemiche o di cadere nei vecchi pregiudizi politici di destra e di sinistra.
La situazione in Italia sta diventando esplosiva e i recenti fatti della periferia romana hanno rinvigorito le discussioni sugli immigrati e sui profughi.

È evidente che nel continente africano si è diffusa la voce che conviene sbarcare in Italia perché le leggi, seppur molto rigide sulla carta, in pratica non vengono mai osservate alla lettera o, spesso, sono del tutto ignorate.
A questo si aggiunge la convenienza di persone senza scrupoli che sfruttano la situazione di disagio dei migranti per ottenere lavori a basso costo e spesso illegali.
Tra le migliaia di migranti che arrivano sulle nostre coste c’è chiaramente una parte, fisiologica, di gente poco raccomandabile e una parte di gente che sfugge alle guerre e alle carestie. C’è di tutto. Non sono tutti buoni o tutti cattivi.

Non possiamo affermare che l’Italia è così ambita dai profughi (e clandestini) per la sua fantastica accoglienza perché basta vedere in che condizioni teniamo queste persone per capire che ci dev’essere, per forza, un altro motivo che attrae tutti sulle nostre coste.

Ceuta

Confine tra Ceuta e Marocco (lato Marocco)

Il tratto di mare che separa l’Africa da Lampedusa non è proprio una passeggiata, tant’è che spesso, troppo spesso, siamo lì a contare cadaveri piuttosto che accogliere persone.
Eppure ci sarebbe una via molto più breve per i profughi e migranti.
Lo stretto di Gibilterra è largo solo 14 Chilometri, sarebbe navigabile anche con una barca a remi.
Perché non si approfitta di questa breve distanza e si rischia di attraversare più di 350 chilometri di mare dalla Libia a Lampedusa?
Probabilmente perché la zona dello stretto è controllata sia dalla Spagna che dall’Inghilterra.
La Spagna con la città di Ceuta, completamente circondata dal Marocco, fa da ultimo avamposto europeo in terra africana. Le frontiere con il Marocco sono controllate severamente ed è pressoché impossibile il passaggio illegale di chiunque.
Sull’altro versante, quello europeo, c’è la rocca di Gibilterra che è controllata dagli Inglesi e passare di lì non se ne parla proprio.

Ceuta

Il porto di Ceuta

Quindi non è la breve distanza tra la Libia e Lampedusa che invoglia i profughi (e i clandestini) a sbarcare sulle nostre coste ma dev’essere qualcosa di diverso.
Stabilito questo, c’è da dire che anche Spagna e Inghilterra fanno parte dell’Europa ma si comportano in modo differente dall’Italia.

I flussi migratori non si possono fermare ma bisogna regolamentarli. Non è possibile accogliere tutti e le tensioni sociali degli ultimi giorni non possono che acuirsi se non viene messo un freno all’immigrazione.
Non è una questione di destra o di sinistra, è ridicolo che la discussione su quest’argomento venga sempre usata per fini politici.
Quando il numero di “stranieri” comincia ad essere troppo alto, scoppia il disagio ed è proprio quello che è successo a Tor Sapienza.
Non perché sono fascisti o comunisti ma perché la situazione già difficile delle periferie è resa insopportabile da altre persone ammucchiate in condomini e palazzi fatiscenti, il tutto condito con un paio di campi Rom nelle vicinanze.
In queste condizioni non si può vivere in pace con lo straniero, foss’anche svizzero.

Non è un caso che i centri di “accoglienza” vengono sempre collocati in periferia. Nessuna parte politica si sognerebbe mai di mettere un mucchio di profughi in un bel palazzo del centro, magari vicino alla propria residenza.
Quando scoppiano i casi, ci si schiera, chi a destra e chi a sinistra, ma insieme si decide che è meglio lontano da tutti.
È un’ipocrisia tipica italiana, un po’ simile a quella che si fa sull’evasione fiscale.
Bisogna pagare le tasse, tutti. Ma cominciassero prima gli altri.

Defecare sui muri in nome della libertà (!)

Emigrati italiani - Anno 1911

Dopo questa prima ondata di nuovi barbari l’isola di Lampedusa conta i suoi danni. Oltre sessanta le case devastate dai “profughi”. Neanche arrivano e già si comportano da delinquenti. Quale dovrebbe essere l’atteggiamento di noi italiani di fronte a tali comportamenti?
Ci siamo un po’ stancati di non essere razzisti a tutti i costi. Di fronte a comportamenti del genere chiunque dovrebbe riuscire a capire che questo è solo l’inizio di una invasione e non una semplice ondata migratoria, tantomeno di rifugiati, perché in Tunisia non c’è nessuna guerra.

La sala d'attesa di Ellis Island

Sarkozy e ora anche il governo tedesco si sono rifiutati di accogliere i profughi. Molti passeranno illegalmente le frontiere ma molti, la maggior parte, rimarrà in Italia ad infoltire le fila della malavita e della delinquenza.
Non è così che si aiutano i popoli in difficoltà e non è così che si entra in un Paese straniero. Non è così che gli Italiani emigravano in America. Se si fossero comportati come quelli di Lampedusa li avrebbero sterminati direttamente sul molo di Ellis Island.

Ellis Island Museum - ex sala d'attesa

L’Italia dovrebbe mostrare un po’ di coraggio, trattare con il governo tunisino e invece di offrire danaro pretendere che si fermino le partenze, promettendo un pattugliamento delle acque territoriali e l’impedimento di qualsiasi passaggio di barche non autorizzate, scoraggiare con autorità gli sbarchi e non chiedendo la cortesia ad un governo che non si sa quante settimane dura.
Sarkozy senza ascoltare il parere di nessuno è andato in Libya e ha cominciato a bombardare, noi non siamo capaci di fermare un gruppo di barche malandate. Non siamo capaci perché non ci va di essere additati come razzisti ma a volte bisogna ignorare le chiacchiere e guardare in faccia la realtà.
Mettetevi nei panni di coloro che troveranno la propria casa a Lampedusa distrutta da un gruppo di poveri immigrati che sfuggono dalla fame defecando sul pavimento e sui muri e distruggendo mobili e tutto quello che capita a tiro.
Quanto è scomodo guardare in faccia la realtà ma se ci fate caso l’Italia è l’unico Paese europeo dove davanti ai monumenti più famosi e sui marciapiedi delle città d’arte c’è una folla di nordafricani che vende merce contraffatta e magari non ha neanche il permesso di soggiorno. A Londra non c’è nemmeno l’ombra di un tunisino o un nero con la bancarella improvvisata. A Parigi, città multirazziale anch’essa, se apri una bancarella con le borse di Vuitton fasulle ti appendono alla guglia più alta di Notredame.
In Italia si può fare tutto, non gli italiani, ma gli stranieri. Meglio se nordafricani. Quando non avremo più paura di essere additati come razzisti forse Roma somiglierà più a Parigi e i cosidetti extra comunitari potranno essere veramente integrati. Per adesso l’integrazione non esiste ma stiamo procedendo a passo svelto verso la nostra disintegrazione, il nostro degrado e il degrado delle nostre città.
Ci vantiamo di essere un popolo civile e portiamo ad esempio le nostre soluzioni e intanto la nostra situazione è peggiore di qualsiasi altro paese europeo. Qualcosa non quadra.