Inshallah

moschea
Ci risiamo con gli attentati.
A occhio e croce questo vuol dire che dal famoso 11 settembre non è cambiata la politica verso il medio oriente e l’Africa musulmana.
Semmai, oserei dire che è peggiorata perché adesso l’Islam ha addirittura una sorta di stato organizzato e non più gruppi di terroristi allo sbaraglio. Almeno sembra.
Gli ultimi attentati di Parigi hanno risvegliato in tutta Europa la paura verso chi veste i panni dell’Islam. Non è giusto confondere i terroristi con tutto il mondo islamico ma non è così semplice riconoscere a prima vista un uomo-bomba da un tranquillo fedele che va in giro con vesti lunghe, veli e turbanti.
La paura di trovarsi nel bel mezzo di un attacco non è poi tanto remota, visto che ormai qualsiasi luogo è un potenziale obiettivo per i terroristi. Quello che non torna è proprio il modo di fare delle politiche occidentali, non cambiamo nulla aspettandoci che tutto cambi.
È cambiato, in parte, ma in peggio. Il petrolio interessa sempre a tutti e ovviamente tutto questo gira intorno alle “pozzanghere” di petrolio nordafricane e medio orientali. Se la zona fosse priva di petrolio le guerre sarebbero altrove.
La guerra di religione è una scusa per distrarre le masse e forse è più plausibile sia per l’oriente che per l’occidente. Il petrolio è troppo “terreno” e volgare per essere causa di tanta ferocia, sia dall’una che dall’altra parte.

Gli interessi degli occidentali sono troppo ghiotti per abbandonarli a quel che resta della civiltà araba (e musulmana), e con il traffico di armi, petrolio e dominio di aree strategicamente interessanti si continua con questa giostra che dura da troppo tempo a danno di tutti.
Non ci resta che aspettare l’ultima goccia di greggio, dopodiché si passerà a fare guerre per altre cose. Probabilmente per l’acqua.
Quelli che non devono temere sono i fabbricanti d’armi. Una cosa per cui litigare la troviamo sempre. Inshallah.

I nodi al pettine

Il leader libico


I nodi vengono sempre al pettine. I vecchi proverbi sono infallibili.
Tutti hanno cercato di tenerseli buoni. Gli italiani, vari governi, e anche gli americani, quando è servito.
Sia Mubarak che Gheddafi, due governanti che hanno sempre trattato con l’occidente promettendo di non creare problemi e spesso collaborando per arginare il fondamentalismo islamico. Il prezzo pagato dall’occidente però non sempre è stato chiaro per tutti. Il colonnello libico spesso si è rivoltato contro l’Italia, qualcuno ricorderà anche i suoi missili miseramente affondati al largo della Sicilia. In pratica ci ha sparato addosso e solo perché i suoi mezzi non erano abbastanza efficaci ci è andata bene.
Purtroppo gli italiani sono stati costretti sempre a chiudere un occhio, Prodi prima di Berlusconi ma anche i governi precedenti l’hanno sempre dovuto assecondare.
Per quale motivo assecondare una dittatura? Ce ne sono molti. Soprattutto economici.
Ci scandalizziamo quando Gheddafi dice che ripulirà la Libya casa per casa, temiamo il genocidio, additiamo i cinesi che non rispettano i diritti umani e abbiamo combattuto Saddam.
Quando qualcosa va storto si comincia a litigare. L’Europa si tira fuori sempre, in Italia si accusano i governi di turno e inizia lo “scaricabarile” a rotazione.
Una giostra che dura da sempre. Occhi chiusi in cambio di petrolio e affari, sono cinquanta anni che così gira la giostra, fermarla è pericoloso.
Questa volta dovremo fare i conti con milioni di persone che premono dal sud della regione libica.
Se Gheddafi non riuscirà a tenere le redini le nostre coste saranno invase da popoli in fuga dal terrore.
Cosa dobbiamo sperare?
Se Gheddafi reprime la rivolta con la forza, ci sarà una carneficina. Se non lo fa, saremo testimoni del più grande esodo dal nord Africa alle nostre coste.