Maledetto Citofono

Uno studio rassicurante dell’Università di Harward ha stabilito che in 60 anni solo un tipo di lavoro è stato sostituito dai Robot.
Gli umani possono stare tranquilli? Io non credo.

Se consideriamo Robot un attrezzo elettromeccanico, e magari a forma di umanoide, siamo leggermente fuori strada.
I ricercatori di Harward hanno considerato molti lavori dismessi per “obsolescenza tecnologica”, come il telegrafista, senza considerare che è stato sostituito da apparecchi più avanzati tecnologicamente, e quindi parenti “preistorici” dei Robot (telefono, cellulare, smartphone).
È chiaro che la sostituzione avviene per gradi e non all’improvviso. Se consideriamo solo alcuni dei lavori dismessi dall’uomo a causa dell’automazione (o Robot primordiali) ci renderemo conto che i lavori sostituiti o in via di sostituzione sono ben oltre quell’ottimistico “uno” in 60 anni, indicato da Harward.

Per fare una battuta potrei anche dire che il semplice citofono ha già sostituito migliaia di Portieri (Custodi) in migliaia di condomini in tutta Italia.
Certo, il citofono non può essere considerato un Robot ma per Robot s’intende qualcosa creata dall’uomo per automatizzare le azioni umane e non.
Pensateci, con un semplice citofono, abbiamo perso migliaia di posti di lavoro.

Il Telepass ha sostituito l’omino perennemente scocciato, che non ha il resto, al casello autostradale, le casse automatiche hanno sostituito l’avvenente cassiera dell’Auchan, il Dispenser di merendine ha sostituito l’omino col carretto davanti alle scuole, l’obliteratrice ha sostituito il bigliettaio seduto sul trespolo negli autobus, il telecomando ha sostituito la moglie che va a cambiare il canale TV 😱

Sono tutti posti di lavoro persi nel tempo mentre la popolazione mondiale aumenta. È questo il problema principale. E aumenta proprio quella parte di popolazione che andrebbe impiegata per i lavori più umili e faticosi, che sono i primi ad essere robotizzati o automatizzati.

Non credo che il problema siano i Robot, né oggi né in futuro.
Piuttosto è l’aumento della popolazione mondiale nella fascia più povera e meno scolarizzata che sta invadendo tutti gli angoli del Globo, in cerca di un lavoro che viene sempre più rosicchiato dalla tecnologia.

L’Aratro prima era trainato dall’uomo, poi dal cavallo (o bue) poi nacque il trattore con decine di attrezzi automatici per lavorare la terra.
Tra qualche tempo anche i nostri pomodori saranno raccolti in maniera meccanica o robotizzata.
Addio al caporalato e alle centinaia di neri africani che vengono sfruttati. Nessuno li sfrutterà più. Il Caporale manovrerà il suo Robot e i 3 euro all’ora dei braccianti andranno a caricare le batterie dell’umanoide.

I ricercatori di Harward hanno poco da essere ottimisti, in 60 anni abbiamo perso migliaia di posti di lavoro a causa della robotizzazione, che non necessariamente deve sostituire completamente l’uomo per essere dannosa.
Del resto, è impensabile frenare la tecnologia ma occorre pensare ad un piano B per non ritrovarci un pianeta sovrappopolato di gente che non sa che fare.
Ecco, i ricercatori potrebbero impegnarsi su questo, e darci una risposta prima che sia troppo tardi  🙄

Leggi l’articolo di Repubblica.it sulla ricerca di Harward

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Si scinde, un po’

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La società del benessere così come l’abbiamo conosciuta è finita.
La rivoluzione industriale non si arresta. Se agli inizi sembrava una svolta per l’umanità, oggi ci appare come la sua condanna.
La classe operaia è destinata a scomparire o a ridursi a pochi elementi per quei lavori umili, mal pagati e impossibili da automatizzare.
Non sono i “partiti” di sinistra a scomparire ma è la massa di persone che poteva identificarsi in essi che sta scomparendo. La causa non dev’essere confusa con l’effetto.
In Italia la situazione è più critica che altrove per l’inefficienza della classe dirigente e per l’ inadeguatezza di molti politici, ma il resto del mondo non se la passa molto meglio.

Il lavoro è diventato precario ovunque. E servono sempre meno persone per qualsiasi tipo di lavoro.
In TV si parla tanto di agevolare le imprese ma non si tiene conto che un’impresa che prima aveva bisogno di 40 persone, oggi farebbe lo stesso lavoro con 10.
E non si considera che la globalizzazione consentirebbe a quella stessa impresa di andare a produrre dove le tasse sono meno invadenti.
Nella stessa Europa non si riesce ad avere una tassazione omogenea, figuriamoci se possiamo solo immaginare una competizione, alla pari, con Paesi come la Cina o il resto dell’estremo oriente.

È una battaglia persa. La ripresa non ci sarà mai. Non per tutti, almeno.
Il boom economico degli anni ’60 rimarrà un caso isolato nella storia perché le condizioni globali non consentono più il benessere su una così ampia scala di fasce sociali.
Con le dovute differenze, il boom fu a vantaggio sia degli operai che della media e alta borghesia. Oggi, questo non è più possibile.

In una situazione già precaria si inserisce l’esodo di milioni di persone che dai Paesi più poveri si sposta verso quei Paesi dove l’apparente benessere li attira verso una trappola che alla fine ci costringerà a soccombere tutti. A favore di pochi.
Un esodo che visto globalmente sembra quasi come manovrato dall’alto.
Dall’Africa non c’era mai stato prima un esodo così massiccio verso l’Europa. Così come mai c’era stato in oriente, dai Paesi più poveri verso quelli emergenti (ormai emersi), e mai verso l’Australia, c’era stato un esodo così imponente.
Un caso? Può darsi.

Il “gomblotto” potrebbe essere dietro l’angolo. Ma illustri studiosi e i politici ci spiegano che tutto è l’effetto delle cattiverie occidentali perpetrate nel tempo verso gli Africani. E in Oriente? E in Australia?
Si sono ricordati tutti insieme che stavano male e hanno deciso di migrare? E quelli più poveri, veramente poveri, continuiamo ad aiutarli con un SMS da un euro? La situazione non quadra.
Tutta questa gente dopo la prima accoglienza dovrà essere collocata da qualche parte. Dove?
È proprio di oggi la notizia che a Treviso per un posto da “stradino” si sono presentate 165 persone, italiane. Tutte laureate.

La situazione è grottesca se non fosse prima tragica.
Dove metteremo le migliaia di africani che stiamo accogliendo? Quali lavori potranno fare se non ne abbiamo per noi stessi?

Non credo che una Nazione non sappia cosa si deve fare in casi del genere ed è per questo che si pensa ad un disegno più ampio voluto da qualcuno.
Non voglio nemmeno accennare al discorso dei buonisti e degli xenofobi. Sono battibecchi per il popolino.
Qui c’è una situazione grave e nessuno sa dare una soluzione plausibile.
L’esodo non si ferma e la situazione peggiora.

Non voglio immaginare quando l’Europa sarà satura di africani, da diventare ingestibile, e le frontiere verranno protette, come si potrebbe fare già oggi, in maniera meno violenta.

emilianoaIn questi giorni siamo tutti presi con l’Assemblea del PD. Si scindono, non si scindono, si scindono un po’. Tutto questo sembra assurdo, in un Paese che è pieno di emergenze irrisolte.
Se il PD si scinde o si scioglie a noi non cambia niente.
Come quando vince la Nazionale di Calcio ed esultate. Il giorno dopo, sempre disoccupati siete.
Ecco, ora se esultate per Emiliano segretario o per il ritorno del grande Renzi, il giorno dopo nessuno dei due vi regala niente.
E non vi regalano niente nemmeno Salvini, Grillo o Berlusconi.
Il nostro è un ruolo predeterminato: il popolo.
E come tale, serviamo a litigare tra noi affinché chi governa possa fare i propri comodi, a turno.
Rassegnatevi o , in alternativa, buttatevi in politica che lì un vitalizio non si nega a nessuno.
😱😄

L’ idea è bella ma…

Lavoro
È il momento del Reddito di Cittadinanza.
Da sempre argomento di punta del Movimento Cinque Stelle e di Grillo.
In molti altri Paesi Europei, in un modo o nell’altro, esiste una sorta di reddito minimo, per i disoccupati o per coloro che cercano lavoro.
In Italia non è mai stato preso in considerazione, forse perché ai nipoti ci pensano i nonni o perché gli italiani sono troppo furbi e rischieremmo di avere cittadini che campano a sbafo sulle spalle della comunità.

Il Reddito di Cittadinanza, in teoria, sarebbe un’ottima soluzione per aiutare coloro che sono alla base della piramide sociale o che in attesa di una collocazione lavorativa devono pur sopravvivere.
La difficoltà estrema è la “distribuzione” del reddito a coloro che effettivamente ne avrebbero bisogno.
Non è un mistero che in Italia un paio di giorni prima che esca la Legge si è già trovato l’inganno.

Spero che presto si decida di elargire un Reddito di Cittadinanza ma non riesco a capire come si eviterà di non farlo finire nelle mani sbagliate.
La disoccupazione giovanile è alle stelle e nel sud Italia, come sempre, è ancora più su. Peccato che il divario tra nord e sud, che sulla carta è stato sempre sproporzionato, non tenga conto delle condizioni “lavorative” diverse.

Un numero consistente di giovani, al sud, sono manovalanza delle varie aziende del malaffare e un numero altrettanto elevato ha l’usanza di essere occupato a nero. Infine, c’è quella percentuale di giovani che vorrebbe accedere ad un posto di lavoro normale e onesto.
Ecco, vorrei sapere come si procederà per evitare di regalare 800 euro al mese a chi ne guadagna, illecitamente, 1000 in un giorno o a chi lavora rigorosamente a nero risultando un povero disoccupato ma che al lavoro ci va con la Mercedes intestata alla nonna pensionata e invalida (con relativo contrassegno per parcheggiare comodamente).

Qualche anno fa, quando esisteva ancora l’Ufficio di Collocamento, mi trovai come testimone di un litigio tra l’impiegato allo sportello, addetto alla timbratura del libretto di lavoro che confermava lo status di disoccupato, e una fila di utenti scalpitanti per la lentezza del povero impiegato.
Dalla folta fila si alzavano varie imprecazioni ma la frase più comune era:
Jamme bell,’ ca aggia ij à faticà” [Facciamo presto, che devo andare a lavorare].

Non sto parlando di pochi individui ma di intere schiere di giovani che il reddito lo trovano illegalmente ed è ben più congruo degli 800 euro ipotizzati.
Le tre offerte di lavoro, probabilmente, arriverebbero chissà dopo quanto tempo e mentre si rifiuta la prima, per arrivare alla terza sprecheremmo una quantità considerevole di denaro pubblico, togliendolo a chi effettivamente ne avrebbe bisogno.
È una matassa non facile da sbrogliare, proprio perché le condizioni sociali italiane non sono paragonabili a quelle di nessun altro Paese europeo dove vige un qualsiasi Reddito Sociale. Non si possono prendere provvedimenti seri e risolutivi se non si parte dalle basi. E qui il discorso diventa impossibile se pensiamo che nella politica si fa finta di non vedere condannati, pregiudicati e indagati che si ripresentano ad elezioni, e le vincono.

Emigriamo in Cina

Pausa "Made in China"

La crisi non molla la presa. Anche Germania e Francia si apprestano a correre ai ripari. In Italia il ministro Tremonti ha approntato una manovra dell’ultimo minuto che assomiglia di più ad una falciatrice, si taglia ovunque.
Sembra un contadino impazzito che lancia fendenti a destra e a manca con la sua falce, il problema è che Tremonti (il Governo) non taglia fieno ma risorse economiche a chi già stenta ad arrivare a fine mese.
Gli Stati Uniti sono nelle stesse condizioni, se non peggio. In Italia abbiamo la virtù delle formiche, mettiamo da parte. Il punto è che la riserva di cibo va esaurendosi.
Il ceto medio si va assottigliando e il rischio di precipitare nella povertà non è poi così remoto.
Non ho letto da nessuna parte di un piano a lungo termine per risollevare le sorti di quest’occidente che con la globalizzazione si è massacrato da solo.
Da vent’anni e forse anche da prima, abbiamo smesso di produrre quei manufatti per i quali eravamo famosi nel mondo. Il risultato è una crescente penuria di posti di lavoro. Le industrie tessili, l’elettronica, l’artigianato hanno progressivamente smesso, o quasi, la produzione. Non era conveniente.
Si sono spostate le fabbriche in oriente e nell’est europeo. Si è globalizzato. Il risultato lo abbiamo davanti oggi. Crisi per noi, boom economico per la Cina.

Tutto, o quasi tutto è fabbricato in Cina. Ovviamente a prezzi concorrenziali. La vita in Cina non ha lo stesso valore che ha da noi e non solo economicamente.
Lì gli operai sono parte di un ingranaggio, non persone. Pochi diritti e moltissimi doveri. Salari bassi e ore di lavoro ai limiti della schiavitù.
Tutto questo si traduce con una grossa convenienza per coloro che producono in Cina e vendono in occidente. Grosse industrie (Microsoft, Apple) ma anche piccoli imprenditori che una volta avevano la fabbrichetta nel Nord-Est d’Italia. Risultato: non ci sono posti per i nostri operai ma anche per i nostri ingegneri e tecnici.
La favola che esportiamo cervelli è solo una presa in giro. Per un cervello italiano che va a lavorare all’estero con successo ne rimangono in Patria, disoccupati, alcune migliaia.
Si esporta pochissimo perché si produce pochissimo e in articoli di nicchia che non potranno mai risollevare le nostre casse.
La moda, il vino…aiutatemi perché non mi viene in mente nient’altro da menzionare tra le cose che esportiamo (in concorrenza con Francia e altri Paesi europei).
Gli Stati Uniti, peggio di noi, sono ancor più nelle mani dei cinesi. Negli anni e con calma ma con fredda determinazione il popolo giallo sta conquistando il mondo economico a livello planetario. Una parabola in salita che troverà il suo culmine quando avrà conquistato qualsiasi settore occidentale. Vi sembra esagerato?

Siamo incollati ai telegiornali per seguire l’andamento della borsa, il PIL, il debito pubblico. Manovre e contromanovre, il Governo, l’opposizione.
La Marcegaglia che suggerisce l’aumento dell’IVA…certo, sarebbe una buona idea. Solo su tutti i prodotti che portano il marchio Made in China o Assembled in China. Aumentare l’IVA su questi prodotti di tanti punti fino al raggiungimento del medesimo prezzo che si avrebbe se lo stesso prodotto fosse stato costruito qui da noi.
IVA maggiorata su tutti i prodotti che gli imprenditori furbetti vanno a realizzare a oriente.
Sia ben chiaro, non ho nulla contro il popolo cinese ma la globalizzazione dovrebbe procedere di pari passo con i diritti che in Cina non hanno. Il problema è che si sta tentando di ridurre i nostri di diritti e non di aumentare quelli degli altri. Tra breve sparirà la tredicesima, si andrà in pensione senza TFR…e forse il diritto alla pensione ce lo giocheremo con un gratta-e-vinci.
Di questo passo, tra una ventina d’anni, gli imprenditori cinesi verranno in Italia a sfruttare gli operai italiani che lavoreranno 18 ore al giorno e durante la pausa si accasceranno esausti come le ragazze della foto che assemblano mouse.
Sui barconi a largo del Mar Giallo gruppi di italiani malandati cercheranno di guadagnare clandestinamente il suolo cinese per cercare fortuna a Pechino o a Shangai.
La storia ha i suoi cicli. Qualcuno forse non ricorda lo splendore dell’antica Grecia? Ecco, guardateli ora come son ridotti.
Potrei ricordare, altresì, lo splendore dell’antica Roma…e guardate ora come ci stiamo riducendo… 😦