Siamo al sicuro?

West Point - Liberia

Liberia – Villaggio in quarantena – Evidenti mezzi inadeguati.

Da qualche mese ormai si parla dell’epidemia di Ebola che ha colpito l’Africa occidentale e che già ha fatto capolino sia in America che in Europa.
Capi di Stato e governanti sono sempre pronti a tranquillizzare anche quando è evidente che il pericolo c’è e non va sottovalutato.
In un mondo ormai piccolo, dove al massimo in 24 ore sei dall’altra parte del globo, non c’è da stare tranquilli mai, figuriamoci in caso di epidemie scatenate da un virus così letale.

Liberia

Militari sorvegliano villaggio in quarantena (West Point – Liberia)

Infatti nonostante le precauzioni il virus è già negli Stati Uniti e in Europa. Le rassicuranti chiacchiere di esperti e governanti sono troppo fiduciose e contano troppo sulla provvidenza anziché sui dati di fatto.
Così come a Genova si sperava che il Bisagno rimanesse docilmente incanalato, così in occidente speriamo che il virus non ci raggiunga mai. Ma la speranza non viene sempre esaudita.

In questi casi non bisogna creare allarmismi, sarebbero controproducenti, ma non bisogna nemmeno sottovalutare il rischio perché il pericolo è reale e va affrontato molto energicamente.

La situazione in Liberia è preoccupante, così come nelle regioni adiacenti. I protocolli da rispettare per evitare il contagio sono complicatissimi e da quelle parti mancano mezzi e strutture adatte a far fronte ad un’ emergenza del genere.
In passato la diffusione di Ebola si limitava a qualche villaggio che per il suo stesso isolamento veniva decimato e per forza di cose l’epidemia terminava, per mancanza di ospiti.
Oggi è diverso, la gente si muove di più e da un villaggio in Liberia si arriva a Parigi in poche ore, a New York altrettanto e a Berlino pure.

Un discorso diverso va fatto per i barconi che giungono a Lampedusa e sulle altre nostre coste. I tempi non sono così brevi e un malato di Ebola arriverebbe già morto o in fin di vita. Il problema sarebbe mettere in quarantena tutti gli altri con i mezzi che a tutt’oggi non sembrano essere presenti nei luoghi di sbarco, né a Lampedusa né altrove.
A Roma solo un ospedale ha un reparto che potrebbe fronteggiare l’emergenza, ma ci devi arrivare lì dentro, senza infettare decine di persone durante l’accoglienza e il trasporto.
Il Ministro Alfano dice che è tutto sotto controllo ma a Lampedusa io vedo solo gente con guanti usa e getta e la mascherina di carta, che non garantiscono la sicurezza nemmeno contro un raffreddore. Speriamo, come al solito, nella provvidenza.

Un uomo contagiato si nasconde per sfuggire ai controlli - (foto di John Moore)

Un uomo contagiato si nasconde per sfuggire ai controlli – (foto di John Moore)

Defecare sui muri in nome della libertà (!)

Emigrati italiani - Anno 1911

Dopo questa prima ondata di nuovi barbari l’isola di Lampedusa conta i suoi danni. Oltre sessanta le case devastate dai “profughi”. Neanche arrivano e già si comportano da delinquenti. Quale dovrebbe essere l’atteggiamento di noi italiani di fronte a tali comportamenti?
Ci siamo un po’ stancati di non essere razzisti a tutti i costi. Di fronte a comportamenti del genere chiunque dovrebbe riuscire a capire che questo è solo l’inizio di una invasione e non una semplice ondata migratoria, tantomeno di rifugiati, perché in Tunisia non c’è nessuna guerra.

La sala d'attesa di Ellis Island

Sarkozy e ora anche il governo tedesco si sono rifiutati di accogliere i profughi. Molti passeranno illegalmente le frontiere ma molti, la maggior parte, rimarrà in Italia ad infoltire le fila della malavita e della delinquenza.
Non è così che si aiutano i popoli in difficoltà e non è così che si entra in un Paese straniero. Non è così che gli Italiani emigravano in America. Se si fossero comportati come quelli di Lampedusa li avrebbero sterminati direttamente sul molo di Ellis Island.

Ellis Island Museum - ex sala d'attesa

L’Italia dovrebbe mostrare un po’ di coraggio, trattare con il governo tunisino e invece di offrire danaro pretendere che si fermino le partenze, promettendo un pattugliamento delle acque territoriali e l’impedimento di qualsiasi passaggio di barche non autorizzate, scoraggiare con autorità gli sbarchi e non chiedendo la cortesia ad un governo che non si sa quante settimane dura.
Sarkozy senza ascoltare il parere di nessuno è andato in Libya e ha cominciato a bombardare, noi non siamo capaci di fermare un gruppo di barche malandate. Non siamo capaci perché non ci va di essere additati come razzisti ma a volte bisogna ignorare le chiacchiere e guardare in faccia la realtà.
Mettetevi nei panni di coloro che troveranno la propria casa a Lampedusa distrutta da un gruppo di poveri immigrati che sfuggono dalla fame defecando sul pavimento e sui muri e distruggendo mobili e tutto quello che capita a tiro.
Quanto è scomodo guardare in faccia la realtà ma se ci fate caso l’Italia è l’unico Paese europeo dove davanti ai monumenti più famosi e sui marciapiedi delle città d’arte c’è una folla di nordafricani che vende merce contraffatta e magari non ha neanche il permesso di soggiorno. A Londra non c’è nemmeno l’ombra di un tunisino o un nero con la bancarella improvvisata. A Parigi, città multirazziale anch’essa, se apri una bancarella con le borse di Vuitton fasulle ti appendono alla guglia più alta di Notredame.
In Italia si può fare tutto, non gli italiani, ma gli stranieri. Meglio se nordafricani. Quando non avremo più paura di essere additati come razzisti forse Roma somiglierà più a Parigi e i cosidetti extra comunitari potranno essere veramente integrati. Per adesso l’integrazione non esiste ma stiamo procedendo a passo svelto verso la nostra disintegrazione, il nostro degrado e il degrado delle nostre città.
Ci vantiamo di essere un popolo civile e portiamo ad esempio le nostre soluzioni e intanto la nostra situazione è peggiore di qualsiasi altro paese europeo. Qualcosa non quadra.