Debiti e Crediti

Angelino Alfano ha avuto una magnifica idea e Monti si è adirato.
Compensare le tasse dovute con i crediti che abbiamo verso lo Stato non mi sembra un’idea rivoluzionaria o contro la logica, anzi.
Non si capisce perché bisogna dare subito e invece aspettare anni per un rimborso, o meglio, si capisce benissimo ma è palesemente un sopruso verso i contribuenti onesti.
Ancor di più se consideriamo gli interessi e gli oneri aggiuntivi per le cifre che lo Stato deve riscuotere e gli interessi minori quando si tratta di restituire. La colpa non è né dell’Agenzia delle Entrate né di Equitalia, ma come al solito dei politici che hanno dettato le direttive.
Unico neo, Angelino Alfano poteva ricordarsene quando era al Governo. Ai malpensanti potrebbe venire in mente che adesso è solo terribile demagogia a scopi elettorali ma anche se lo fosse sarebbe anche questo un buon motivo per mettere ordine in questa democrazia a senso unico.

Prepariamoci al peggio

Incredibilmente il Governo Monti ottiene larghe preferenze in tutti i sondaggi che vengono diffusi sulla stampa e dalle televisioni. Siamo vittime di una sorta di Sindrome di Stoccolma o siamo pienamente convinti dell’ottimo operato di questi tecnici?
Ogni volta che si accenna ai tagli drastici che abbiamo dovuto subire, e che non sono terminati, Grilli o Polillo ci ricordano che eravamo sull’orlo del baratro e che tutto quello che è stato fatto era per il bene della Nazione. Non abbiamo dubbi su questo ma la Nazione non è un’entità spirituale, siamo noi tutti.
Siamo ancora in attesa dell’annunciata manovra salva-Italia che dovrebbe rilanciare l’economia e dare nuovi posti di lavoro.
La favola, però, non può essere ripetuta all’infinito. I posti di lavoro, la crescita, il benessere non si decretano dalle aule del Palazzo.
Quello che vediamo è una continua e inesorabile crescita di povertà. Tagli e ulteriori rincari sono all’orizzonte. L’IVA che ad ottobre prossimo arriverà al 23% sarà un’ulteriore mazzata per tutti, soprattutto per i più poveri.
L’altra sera mi ha incantato il sottosegretario Grilli che candidamente ha ribattuto sulla questione dell’IVA: “…l’IVA la dovranno pagare anche i ricchi” (dato che non è facile scovare i detentori di patrimoni, gli facciamo pagare i beni che acquistano).
Il problema è che il 23% è tantissimo per un dipendente ma una sciocchezza per un agiato. Non si tiene mai conto che 100 euro hanno un valore diverso per un operaio anziché per un notaio. Un pieno di benzina lo paghiamo tutti allo stesso modo. L’operaio finisce sul lastrico, il ricco se ne fotte. Se l’equità è questa, bisogna che ce ne facciamo una ragione.

IVA al 21% (per ora)

Una volta le manovre finanziarie erano più semplici. Andreotti riuniva i suoi e decidevano di aumentare le tasse.

Ora è un caos. La maggioranza ne dice ogni giorno una nuova, la chiamano ancora “manovra” ma in realtà è solo e sempre il semplice aumento delle tasse, oggi con l’aggiunta di qualche penalizzazione in più per i lavoratori.
IVA al 21 per cento che pagheranno tutti ma peserà senz’altro di più per i redditi bassi e medio-bassi.
I professionisti e i commercianti (quei pochi evasori) evaderanno il 21% invece che il 20.