Telefoniamoci

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La tecnologia spesso si divide in due. Quella utile e quella inutile.
Da poco abbiamo assistito alla rivoluzione di WhatsApp che consente di fare chiamate vocali e non solo messaggi scritti.
Ora arriva la videochiamata tramite Facebook che viene accolta con entusiasmo dagli utenti del famoso social network.

Queste “grosse novità” non vedo perché debbano entusiasmare tanto ed essere accolte anche dalla stampa con tanta enfasi.
Sia le videochiamate che le semplici chiamate voce, sono disponibili da anni. Ora, che si facciano tramite social, cambia poco.
Considerando le tariffe flat sia per voce che per internet il risparmio, in pratica, non esiste e la novità è, secondo me, trascurabile (meglio, inutile).

La vera novità nelle comunicazioni sarebbe la diffusione delle linee veloci mobili a tutti, senza prezzi stratosferici per un paio di giga in 4G, che volano via se li usiamo per chattare tramite qualsiasi social network, sia WhatsApp che Facebook o anche il “vecchio” Skype.
A conti fatti meglio telefonare che consumare giga per fare la stessa cosa, tramite internet, con una qualità audio spesso inferiore.
Ma la tecnologia deve andare avanti e accogliamo con entusiasmo il fatto che adesso potremo chiamare via Facebook dimenticando che il telefono già lo faceva, egregiamente, prima 🙂

Linguacce allo specchio

Miley_RihannaHo notato un certo interessamento dei maggiori quotidiani nazionali alle linguacce di Miley Cyrus. Almeno un paio di volte a settimana troviamo l’articoletto che ci mostra l’ultima foto “scandalosa” della divetta ex Hannah Montana.
Da questo, ne è nata una discussione simpatica su Twitter. Molti papà sono preoccupati delle loro figlie adolescenti che nell’intimo del proprio bagno si esibiscono (e si fotografano) in linguacce, labbra a culo di gallina e altre simpatiche smorfiette da pubblicare poi su Facebook.
Può essere pericoloso? No, se ci si ferma a questi innocenti scatti nello specchio del cesso di casa. Sì, se vanno oltre.
Forse è compito dei genitori sorvegliare e, per quanto possibile, far capire alle figlie ( e figli) teenagers che le attrici e cantanti lo fanno per mestiere.

In particolare si parlava di Miley Cyrus, proprio perché il passaggio da bambina, un po’ impertinente, a sex symbol è stato un po’ troppo repentino e ha lasciato interdetti i piccoli fans.
Ebbene, ormai la Miley è cresciuta e siccome deve lavorare ancora si è inventata un nuovo personaggio. Deve competere con tante altre giovinette che altrimenti la lascerebbero morire di fame.
Dovremmo spiegare ai figli che dietro al personaggio e ad ogni linguaccia c’è un’attenta regia di qualcuno che studia di notte cosa far fare a Miley (e alle altre) il giorno dopo.
Spiegare che non vanno a scuola vestite con shorts e chiappette di fuori e non fanno le linguacce nella metro o nel bus.
Insomma far capire ai ragazzi che quella è una finzione.
MRA
Per farglielo capire meglio basta mostrare le foto dei loro idoli quando non sono al lavoro e non devono mostrarsi al pubblico: Occhialoni neri, senza trucco e vestiti tutt’altro che sexy.

La storia di Facebook


E’ da poco uscito nelle sale cinematografiche il film di David Fincher che ci racconta la storia dell’ideatore di Facebook, Mark Zuckerberg.
Un giovane studente che da Harvard crea un social network diverso da quelli già esistenti e lo diffonde prima in varie università e poi nel mondo intero.
La storia è interessante. Senza dubbio questo giovane studente ha creato un nuovo network diffondendolo a livello mondiale. Come programmatore è stato senz’altro l’autore del nuovo network ma anche il film ci lascia qualche dubbio rispetto all’idea originaria. Da autore di blog universitari passa a quello che oggi è Facebook, in fasi diverse e attingendo qualche idea da altri colleghi di Harvard.
Questo non sminuisce il lavoro fatto da Zuckerberg che si avvale anche dell’aiuto di Sean Parker (ideatore di Napster*) ma, nel film, appare un po’ troppo arrivista a danno anche del suo amico e collega di corso Eduardo Saverin che gli era stato vicino fin dall’inizio e, soprattutto, era il finanziatore che gli aveva dato fiducia per iniziare il tutto.
Vediamo Zuckerberg come un tipo privo di scrupoli rispetto alla “sua ragazza” che viene da lui stesso sbattuta sul blog non propriamente in maniera corretta. Insomma un tipo che per arrivare al punto in cui è oggi non si è creato molti problemi verso i propri amici (pochi, in realtà).
Se consideriamo che tutto questo succedeva solo pochissimi anni fa e che attualmente Zuckerberg, ventiseienne, sta ancora evolvendo il suo network che ormai conta milioni di iscritti, starei un pochino attento nell’utilizzo di questo enorme schedario mondiale soprattutto per quello che riguarda la privacy. Non è più un semplice archivio di studenti ma un vero schedario dove i link si intersecano tra loro e non sai più dove portano e chi legge il tuo profilo.
Chi utilizza Facebook dovrebbe vedere il film, così tanto per capire meglio dove si stanno pubblicando i propri dati e le proprie foto e chi potrebbe usarli, non vederli. E’ recente la polemica dell’applicazione Farmville che non è controllata da Facebook ma che comunque agisce all’interno del network e ha libero accesso ai nostri dati. E non è l’unica.
Una bella invenzione questo facebook ma la cautela non è mai troppa in rete. Ovviamente sono esonerati dalla cautela le centinaia di migliaia di profili “finti” che affollano il social network ma non fidatevi tanto del nomignolo fasullo e la foto della Fata Turchina al posto della vostra faccia. Qualcuno sa chi siete e da dove scrivete e volendo potreste trovarvi Zuckerberg fuori dalla porta di casa. 🙂

*Parker e Fanning furono gli ideatori, circa dieci anni fa, di Napster il primo sistema su vasta scala di file sharing. La diffusione degli Mp3 in rete è iniziata con Napster.

Privacy?


Il Sole 24 ore ha recentemente pubblicato un articolo che ci illustra come funziona la privacy su Facebook o meglio come non funziona. Lo stesso articolo richiama un’inchiesta fatta dal Wall Street Journal che avrebbe dimostrato come, tramite la nota applicazione “Farmville” , i dati degli utenti siano stati diffusi ad alcune agenzie pubblicitarie senza il consenso degli interessati.

In realtà tra le varie opzioni sulla privacy offerte dal social network, ci si muove con un po’ di difficoltà tra caselle da spuntare e regolamenti da accettare.
In linea di principio non sono d’accordo che qualcuno possa usare i miei dati per scopi diversi da quelli che apparentemente Facebook dovrebbe offrire.

Ci sono, però, un po’ di considerazioni da fare. La prima, e la più importante, è che se qualcuno teme per la sua identità e ci tiene alla privacy non si sogna nemmeno di iscriversi ad un social network che, anche se custodirà con il massimo segreto i tuoi dati rispetto a terzi, li conserverà comunque nel suo database (per quali scopi?).

La seconda considerazione da fare è che, chi si iscrive a Facebook comunicando tutti i suoi dati, telefono, indirizzo, mail, scuola, istruzione e tutto il resto e poi pubblicando le foto sue e di tutta la famiglia sul profilo, aggiornando lo stato anche quando esce per fare la spesa, allora non può pretendere una privacy così rigorosa.

Sappiamo, o dovremmo sapere che basta essere connessi ad internet per essere “intercettati” da qualsiasi altro utente in rete. Tutto quello che scriviamo sulla nostra tastiera potrebbe essere intercettato indipendentemente dal sito su cui stiamo scrivendo.

Una volta anche il browser Internet Explorer avvertiva l’utente che si accingeva a collegarsi in rete che “quello che scrivi potrebbe essere letto da altri” e tu dovevi accettare spuntando una casellina. Se non si accettava questo avviso non si navigava in rete.
Come dire o questo o niente. Essere in rete è di per se un rischio per la privacy. Figuriamoci se poi corrediamo i nostri dati con foto e quant’altro.

Per quanto riguarda Farmville, giochino molto in voga su Facebook, è sempre richiesta l’accettazione di alcune norme tra le quali quella che l’applicazione potrà spulciare nei tuoi dati. Se si accetta poi di che ci si lamenta?
Mi sembra chiaro che un’applicazione ti da qualcosa ma vuole anche una contropartita. Farmville ti fa giocare e, come dice il Wall Street Journal, si vende i dati alle agenzie pubblicitarie. Uno scambio.

Chi pensava che Mark Zuckerberg e i suoi colleghi avessero inventato Facebook per farci solo divertire a trovare vecchi amici e parenti dimenticati, senza chiedere nulla in cambio, è rimasto un tantino deluso (?).

Gratis per sempre


Possiamo stare tranquilli. Facebook a chi si appresta ad iscriversi nel suo database assicura che l’iscrizione sarà sempre gratis.
Perché qualcuno si era preoccupato che si pagasse? O forse c’è stato chi temeva che ad un certo punto gli arrivasse a casa la bolletta, come quella della luce, che pretendeva un canone per essere iscritti al social network?
Tranquilli non si paga, possiamo schedarci gratis…per sempre.