Usate la Provinciale

strada
Come vuole la tradizione, anche quest’anno sono aumentate le tariffe autostradali. In genere si dà la colpa all’aumento della benzina o all’inflazione.
Quest’anno, col petrolio ai minimi storici e la deflazione, non si spiega come sia possibile tollerare un aumento del genere.
I quotidiani non possono fare a meno di dare la notizia ma subito dopo ci “informano” che, sia la luce che il gas subiranno una diminuzione. Sarà solo di pochi centesimi al mese ma si sparano cifre esagerate per far sembrare il risparmio più consistente, come se i cittadini fossero una massa di pecoroni stupidi pronti a credere alle chiacchiere dei giornaloni di regime.
Il punto, che non sfugge al nostro portafoglio è che, fatte le dovute differenze algebriche, i conti sono sempre a nostro svantaggio.
In pratica ti tolgono 100 per ridarti 80, se va bene.
Ormai #Renzi è diventato bravissimo a farci credere che lui è al Governo per il nostro bene, la tragedia è che in tanti ne sono convinti.
La faccenda delle autostrade è la prova che si tende ad aumentare i profitti in un momento di crisi profonda, dove le banche falliscono a spese dei risparmiatori e il bail in servirà a radere al suolo anche i risparmi di una vita di una vasta platea di popolo a favore dei poteri forti e dei governi delle banche.
Cosa possiamo fare? Quasi niente. Ma la prossima popolare che fallirà sarà l’ultimo avviso per ritirare fino all’ultimo centesimo dalle banche e tornare al vecchio materasso.
E usate meno le autostrade. O, in alternativa, non lamentatevi 🙂

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Tutti economisti

Rich-man
Nessuno si vuole sostituire ai grandi economisti italiani, per carità. Ognuno però è libero di badare alla sua personale economia.
Un trentenne con la prospettiva di pensione a 70 anni e oltre, forse comincia a ragionare in modo diverso da come lo Stato vorrebbe.
Versare i contributi oggi, su uno stipendio da fame, per avere una pensione, da miserabile, domani non è una bella aspettativa.
Se mi intasco tutto lo stipendio oggi, al domani ci bado da solo. Il discorso può essere allargato anche ai non dipendenti. Se verso meno tasse avrò un gruzzolo da parte per badare alla mia vecchiaia.
Non è un discorso da grande economista ma, se permettete, il mio domani lo gestisco io.
Ecco cosa pensano i giovani ascoltando tutti i discorsi dei grandi economisti italiani, ed ecco cosa succede se si continua a dire che i giovani non vedranno mai la pensione e se la vedranno sarà una sorta di obolo.
Aumenterà il lavoro nero e l’evasione e l’ Inps avrà sempre meno soldi da gestire 😳
Scommettiamo? 😄

Correva l’anno 1992

prelievo_forzoso

Ciclicamente spunta il terrore del Prelievo Forzoso.
Una sorta di rapina autorizzata. Mi son sempre chiesto se una pratica del genere non sia incostituzionale.
Resta il fatto che Amato nel 1992 pescò il 6 per mille da tutti i conti correnti degli italiani e nessuno poté niente, la Nazione aveva bisogno di soldi.
Dopo 23 anni siamo sempre col pensiero che si possa attuare un altro prelievo, nottetempo, dalle nostre tasche. Una vera e propria rapina istituzionale.
All’epoca c’era la lira e quando sento dire che il problema della nostra crisi attuale è l’ euro mi viene da sorridere.
Diamo sempre la colpa a qualcuno o a qualcosa, mai a noi stessi.
Diamo la colpa all’evasione fiscale che però viene incentivata con leggi, leggine e sotterfugi, da tutti i governi che si sono alternati.
Abbiamo una classe politica che si rinnova solo apparentemente e che continua a non risolvere i problemi di sempre con le stesse modalità di sempre.
Alla fine paga il popolo credulone, che aveva riposto tutte le speranze su colui che ci era stato presentato come l’unico statista che avrebbe risollevato le sorti dell’Italia. Prima Monti, poi Renzi. Con un breve intervallo di Letta.
Gente che ha risollevato solo le proprie, di sorti.
Siamo al punto di partenza, con qualche tassa in più e lo spauracchio dello spread, pronto per essere tirato fuori alla prima sbandata.
La Grecia ha alzato la voce ma mia nonna diceva che senza soldi non si cantano messe, e così è. O si piegheranno al volere della famelica cricca oppure falliranno miseramente. Non c’è scampo. E noi saremo i prossimi.
La differenza dal 1992 è che prima dovevamo foraggiare solo i nostri politici, ora si sono aggiunti quelli europei. Vuoi mettere, la globalizzazione? 🙂

L’emergenza eterna

africa
Il continente africano è stato sempre un serbatoio di manodopera a basso costo, se non a costo zero per l’occidente.
Fin dai tempi dello schiavismo si “prelevavano” uomini, donne e bambini da utilizzare come strumenti di lavoro nei campi di cotone del Nuovo Continente o anche nella “vecchia” Europa, per i lavori più umili e faticosi.
A distanza di decine di anni la situazione è immutata, se non peggiorata.
 
Si continua ad “aiutare” il popolo africano con derrate alimentari, carità e beneficenza ma le condizioni spesso sono ancora peggio di prima.
Non c’è mai stata la volontà di aiutare sul serio un popolo che da solo non riesce ad uscire da una spirale di povertà e degrado.
 
Chi ricorda, o ha studiato sui libri, le condizioni dei cinesi ai tempi di Mao avrà presente quelle immagini della Cina, con donne e uomini chini nelle risaie e la povertà dilagante nelle campagne.
A cinquant’anni di distanza la Cina è probabilmente la prima economia mondiale. Metropoli modernissime come Shanghai e Pechino fanno impallidire le nostre piccole città, con un paio di linee di metropolitana, mentre in Cina sfrecciano treni superveloci a levitazione magnetica.
 
In Africa la situazione è invece invariata. Le scene che si vedevano mezzo secolo fa sono le stesse di oggi. Fame, povertà, siccità, carestie.
L’esodo che stiamo vivendo, con migliaia di migranti che sfuggono a guerre, miseria e povertà ci dimostrano che, se possibile, la situazione africana è anche peggio di decenni fa.
 
In Nevada si riesce a costruire, nel deserto, una città come Las Vegas e in Africa non si riesce a tirare su un po’ d’acqua dai pozzi per non far morire di sete la gente.
In compenso ci sbracciamo per chiedere un SMS da un euro per aiutare quei poveri bambini o donare qualcosa per farli sopravvivere.
Le organizzazioni umanitarie sono migliaia e prosperano grazie a questo business della fame degli africani.
Nessun Governo occidentale è interessato ad aiutare realmente l’Africa ma si continua a chiedere la carità alla gente per mantenere attiva (economicamente) la macchina degli aiuti.
Le briciole arrivano, giusto per mantenerli in vita e continuare a lucrare su questo succoso affare.
La carità, per emergenza, va bene ma se diventa eterna c’è qualcosa che non va e bisogna fermare il circolo vizioso. Come?
Basta con le donazioni. Sono 50 anni che doniamo e non è cambiato niente se non il giro d’affari delle “multinazionali della fame”.

Leggi: Il Nuovo Business della Beneficenza

Emergenza Europa

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Sono anni ormai che abbiamo il problema degli immigrati, profughi o clandestini che siano.
Nessuno è stato in grado di affrontare il problema in modo decente e sostenibile sia per quei disperati che cercano una nuova vita sia per noi che dovremmo accoglierli senza soccombere.
Per decenni è stata solo una propaganda politica, a turno, di destra e di sinistra. Nessuno mai ha risolto il problema con metodi accettabili e senza nessuna previsione per il futuro.

Oggi ci ritroviamo di fronte a un flusso enorme di disperati che premono sulle nostre coste nonché sui confini terrestri.
È un’emergenza eterna perché il problema non è mai stato affrontato come si dovrebbe, delegando ai privati (alle famose coop) la gestione di un fenomeno così importante e impegnativo.

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Una Nazione dovrebbe essere pronta ad affrontare emergenze di questo tipo, invece se ne discute adesso, mentre migliaia di persone affogano nel Mediterraneo.
C’è chi vuole bombardare le barche e chi sparare addosso ai migranti, i buonisti a
oltranza che, invece, vorrebbero accoglierli tutti, ma non si sa bene dove e come e a spese di chi.
Le decisioni prese con la fretta dell’emergenza sono sempre pericolose e spesso sbagliate, come fu sbagliato l’attacco alla Libia di Gheddafi.
Il Colonnello non era certamente un santo ma faceva il “lavoro sporco” per noi.

gheddafi_aIl Colonnello era una barriera tra l’Europa e quel bacino di disperati che premevano e premono ancor di più oggi lungo le frontiere del Nord Africa.
Era eticamente scorretto usare un pazzo per fermare l’invasione? Forse sì.
Ma l’alternativa sarebbe stata l’invasione dell’Europa.
Gli abitanti del continente Africano sono oltre un miliardo e non è possibile pensare di accoglierne più di alcune migliaia senza stravolgere l’assetto socio-economico delle Nazioni europee, e soprattutto di una sgangherata Italia.

Non facciamo paragoni con i migranti del ‘900 che andarono dall’Europa in America, lì c’era una Nazione da costruire e ampi territori da colonizzare.
Oggi l’Europa già è satura di gente e cemento.
Ci servirebbero pochi migranti per coprire quei posti vacanti che i giovani italiani (ed europei) non considerano lavori decorosi. Non di più.
Sembra un discorso cinico ma questo è quanto. Non possiamo accoglierne troppi perché non siamo in condizioni di farlo, non per egoismo o cattiveria né tantomeno per razzismo.

Abbiamo l’obbligo di salvarli, ma non possiamo nemmeno pensare di farlo per sempre. Occorrono mezzi, uomini e soldi. Molti soldi che dovremmo pagare ovviamente noi che già siamo a pezzi.
La soluzione, alla fine, sarà di trovare un nuovo Gheddafi che faccia il lavoro sporco per noi, perché qui non c’è posto per tutti.

Tasse moderne

730_anziani

Pochi sanno che nelle segrete stanze del potere, in Italia, esiste un ufficio che non viene mai citato e che agisce nell’ombra ma è infallibile.

Si tratta dell’ U.C.A.S. – Ufficio Complicazioni Affari Semplici.
Hanno ritenuto opportuno complicare la vita a coloro che presentano il famoso 730, dichiarazione annuale dei redditi.
Il modello cartaceo in vigore fino all’anno scorso era troppo semplice da compilare. L’anziano (ma anche il giovane) doveva solo munirsi di penna e riempire il modello con i propri dati oppure presentarsi ad un CAF con la documentazione in suo possesso ed era fatta. Adesso arriva a casa.

postinoSe consideriamo casa il web e quell’infernale macchina che serve per navigarlo, cioè un computer.
A casa non arriva niente, bisogna dirlo ai pensionati che non controllassero la buca delle lettere perché non è lì che troveranno il loro nuovo 730.

In un Paese dove la banda larga è una chimera e il computer non viene ancora studiato fin dalle elementari (nonostante la #buonascuola), si è pensato di fare una cosa moderna: Il 730 on line.

Vale a dire che tutti coloro che vorranno sfruttare questa nuova “semplificazione” dovranno avere un computer, possibilmente, con Windows Microsoft® perché con altri Sistemi Operativi potreste trovare serie difficoltà. E questa è solo la prima barriera.

La seconda è ottenere il codice personale per accedere alla procedura, ma diamo per scontato che zia Giuseppina a 78 anni riesca anche ad ottenere il PIN in poche mosse.
Si troverà davanti il suo 730 precompilato. Cioè con nome e cognome e il misero reddito da pensione già scritti sul modello.
C’è da aggiungere tutto il resto, come minimo le spese mediche, eventuali assicurazioni e altri dati non in possesso dell’ Amministrazione negli anni precedenti.
Vale a dire che la difficoltà resta la stessa di prima con l’aggiunta del mezzo tecnologico che fa i capricci e non vuole scrivere in quel determinato rigo.
La semplificazione normativa, che è quella che realmente sarebbe benvenuta, non c’è.

A questo punto zia Giuseppina spegne il pc, bestemmia e si va a mettere in fila al CAF, come ha sempre fatto. Si prevede una fila un po’ più consistente e forse anche qualche soldo in più da spendere, perché la procedura è stata appositamente rivista dall’ U.C.A.S. e si sa che sono infallibili.

Però queste sono sciocchezze, in confronto alla modernizzazione. Siamo un Paese all’avanguardia, paghiamo le tasse on line e ci invidieranno tutti.
Almeno, così si dice sui giornali.

Concilia?

VigileLa vicenda dei Vigili Urbani di Roma apre in bellezza questo 2015. L’ 80% in malattia proprio a Capodanno, quando avrebbero dovuto assicurare ai cittadini la tranquillità di sparare i botti serenamente.

Si è sollevata un’indignazione generale, la Madia assicura punizioni esemplari per tutti quei vigili sessantenni pieni di acciacchi che hanno presentato il certificato medico per stare con le famiglie durante le feste.

E’ iniziato un altro difficile anno per gli italiani che i soprusi li devono solo subire senza mai poter protestare con i mezzi che hanno a disposizione, che sono pochissimi.

Tra questi, il certificato medico quando non se ne può più di stare per strada e ti hanno allungato la pensione come una molla infinita.

O forse, secondo il governo, il certificato medico lo si presenta solo in punto di morte? Il disagio è grave. Bisogna rendersene conto. La malattia non è solo Ebola.