Il Paese dei certificati

…ma è uno scandalo!!
Brunetta vuole eliminare il certificato antimafia. Così si rischiano infiltrazioni di imprese mafiose negli appalti.
O forse si facilita la vita alle imprese che con la mafia non hanno nessun rapporto?
Mah, chissà.
Certo è, che oggi con l’obbligo di produrre certificazioni antimafia non c’è una sola impresa collegata al malaffare. O no?

Raccomandata AR, senza busta.

La presentazione della PEC


Fino a pochissimo tempo fa la “raccomandata” era l’unico modo per garantirci che la nostra posta arrivasse (quasi) sicuramente a destinazione. Per maggior sicurezza si usava e ancora si usa “la cartolina di ritorno” che recava la firma del destinatario e tornava al mittente, garantendo l’avvenuta ricezione.
Spesso bisognava piegare il documento senza imbustarlo per essere sicuri che il destinatario non facesse il furbo e potesse dire di aver ricevuto una busta vuota.
Sembra strano vero? Ma questo capitava molto spesso con le assicurazioni che non volevano ricevere le disdette delle polizze auto.

L’informatizzazione italiana ha messo a punto un sistema che, a detta di qualcuno, ci risolve il problema delle raccomandate: la PEC.
Ora possiamo dialogare con le Amministrazioni tramite PEC. La Posta Elettronica Certificata. Un sistema simile alle comuni e-mail ma con la sicurezza e la certezza della consegna che avviene tramite server controllati e autorizzati a questo tipo di traffico.
La PEC ha valore legale, nel senso che legalmente è paragonabile ad una raccomandata con ricevuta AR.
Il problema nasce quando dobbiamo allegare un documento alla nostra PEC. Il gestore garantisce che abbiamo spedito una PEC ma non che cosa contiene. Allora a questo punto ci occorre una firma digitale che certifica l’autenticità del documento. La firma digitale ha più o meno lo stesso procedimento dell’autorizzazione ad effettuare operazioni di home banking e si usa con l’ausilio di una sorta di generatore di password che ha lo scopo di certificare che siamo proprio noi i mittenti della PEC.

Sembrerebbe finito ma in presenza di contestazioni non siamo ancora a posto. Per completare la certificazione della nostra PEC con allegati firmati digitalmente occorre anche la firma temporale che deve accertare e certificare data e ora esatta della nostra spedizione.
Il Governo mette a disposizione dei cittadini una casella di posta PEC gratuita ma gli altri servizi sono a pagamento. Si paga sia la firma digitale che quella temporale senza le quali la nostra PEC sarà molto discutibile (legalmente) nei suoi contenuti.

A conti fatti e considerando le difficoltà tecniche di tutte queste procedure forse un comune cittadino fa molto prima a mettersi in fila alle Poste e fare la sua vecchia raccomandata AR piegata su se stessa senza busta, così nessuno potrà mai dire di aver ricevuto una busta vuota o peggio una PEC che non conteneva un bel niente.