Emergenza Europa

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Sono anni ormai che abbiamo il problema degli immigrati, profughi o clandestini che siano.
Nessuno è stato in grado di affrontare il problema in modo decente e sostenibile sia per quei disperati che cercano una nuova vita sia per noi che dovremmo accoglierli senza soccombere.
Per decenni è stata solo una propaganda politica, a turno, di destra e di sinistra. Nessuno mai ha risolto il problema con metodi accettabili e senza nessuna previsione per il futuro.

Oggi ci ritroviamo di fronte a un flusso enorme di disperati che premono sulle nostre coste nonché sui confini terrestri.
È un’emergenza eterna perché il problema non è mai stato affrontato come si dovrebbe, delegando ai privati (alle famose coop) la gestione di un fenomeno così importante e impegnativo.

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Una Nazione dovrebbe essere pronta ad affrontare emergenze di questo tipo, invece se ne discute adesso, mentre migliaia di persone affogano nel Mediterraneo.
C’è chi vuole bombardare le barche e chi sparare addosso ai migranti, i buonisti a
oltranza che, invece, vorrebbero accoglierli tutti, ma non si sa bene dove e come e a spese di chi.
Le decisioni prese con la fretta dell’emergenza sono sempre pericolose e spesso sbagliate, come fu sbagliato l’attacco alla Libia di Gheddafi.
Il Colonnello non era certamente un santo ma faceva il “lavoro sporco” per noi.

gheddafi_aIl Colonnello era una barriera tra l’Europa e quel bacino di disperati che premevano e premono ancor di più oggi lungo le frontiere del Nord Africa.
Era eticamente scorretto usare un pazzo per fermare l’invasione? Forse sì.
Ma l’alternativa sarebbe stata l’invasione dell’Europa.
Gli abitanti del continente Africano sono oltre un miliardo e non è possibile pensare di accoglierne più di alcune migliaia senza stravolgere l’assetto socio-economico delle Nazioni europee, e soprattutto di una sgangherata Italia.

Non facciamo paragoni con i migranti del ‘900 che andarono dall’Europa in America, lì c’era una Nazione da costruire e ampi territori da colonizzare.
Oggi l’Europa già è satura di gente e cemento.
Ci servirebbero pochi migranti per coprire quei posti vacanti che i giovani italiani (ed europei) non considerano lavori decorosi. Non di più.
Sembra un discorso cinico ma questo è quanto. Non possiamo accoglierne troppi perché non siamo in condizioni di farlo, non per egoismo o cattiveria né tantomeno per razzismo.

Abbiamo l’obbligo di salvarli, ma non possiamo nemmeno pensare di farlo per sempre. Occorrono mezzi, uomini e soldi. Molti soldi che dovremmo pagare ovviamente noi che già siamo a pezzi.
La soluzione, alla fine, sarà di trovare un nuovo Gheddafi che faccia il lavoro sporco per noi, perché qui non c’è posto per tutti.

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Avanti c’è posto!

Gibilterra
Mai come adesso si è parlato di flussi migratori, di profughi e di clandestini.
L’argomento è scottante e si rischia di aprire infinite polemiche o di cadere nei vecchi pregiudizi politici di destra e di sinistra.
La situazione in Italia sta diventando esplosiva e i recenti fatti della periferia romana hanno rinvigorito le discussioni sugli immigrati e sui profughi.

È evidente che nel continente africano si è diffusa la voce che conviene sbarcare in Italia perché le leggi, seppur molto rigide sulla carta, in pratica non vengono mai osservate alla lettera o, spesso, sono del tutto ignorate.
A questo si aggiunge la convenienza di persone senza scrupoli che sfruttano la situazione di disagio dei migranti per ottenere lavori a basso costo e spesso illegali.
Tra le migliaia di migranti che arrivano sulle nostre coste c’è chiaramente una parte, fisiologica, di gente poco raccomandabile e una parte di gente che sfugge alle guerre e alle carestie. C’è di tutto. Non sono tutti buoni o tutti cattivi.

Non possiamo affermare che l’Italia è così ambita dai profughi (e clandestini) per la sua fantastica accoglienza perché basta vedere in che condizioni teniamo queste persone per capire che ci dev’essere, per forza, un altro motivo che attrae tutti sulle nostre coste.

Ceuta

Confine tra Ceuta e Marocco (lato Marocco)

Il tratto di mare che separa l’Africa da Lampedusa non è proprio una passeggiata, tant’è che spesso, troppo spesso, siamo lì a contare cadaveri piuttosto che accogliere persone.
Eppure ci sarebbe una via molto più breve per i profughi e migranti.
Lo stretto di Gibilterra è largo solo 14 Chilometri, sarebbe navigabile anche con una barca a remi.
Perché non si approfitta di questa breve distanza e si rischia di attraversare più di 350 chilometri di mare dalla Libia a Lampedusa?
Probabilmente perché la zona dello stretto è controllata sia dalla Spagna che dall’Inghilterra.
La Spagna con la città di Ceuta, completamente circondata dal Marocco, fa da ultimo avamposto europeo in terra africana. Le frontiere con il Marocco sono controllate severamente ed è pressoché impossibile il passaggio illegale di chiunque.
Sull’altro versante, quello europeo, c’è la rocca di Gibilterra che è controllata dagli Inglesi e passare di lì non se ne parla proprio.

Ceuta

Il porto di Ceuta

Quindi non è la breve distanza tra la Libia e Lampedusa che invoglia i profughi (e i clandestini) a sbarcare sulle nostre coste ma dev’essere qualcosa di diverso.
Stabilito questo, c’è da dire che anche Spagna e Inghilterra fanno parte dell’Europa ma si comportano in modo differente dall’Italia.

I flussi migratori non si possono fermare ma bisogna regolamentarli. Non è possibile accogliere tutti e le tensioni sociali degli ultimi giorni non possono che acuirsi se non viene messo un freno all’immigrazione.
Non è una questione di destra o di sinistra, è ridicolo che la discussione su quest’argomento venga sempre usata per fini politici.
Quando il numero di “stranieri” comincia ad essere troppo alto, scoppia il disagio ed è proprio quello che è successo a Tor Sapienza.
Non perché sono fascisti o comunisti ma perché la situazione già difficile delle periferie è resa insopportabile da altre persone ammucchiate in condomini e palazzi fatiscenti, il tutto condito con un paio di campi Rom nelle vicinanze.
In queste condizioni non si può vivere in pace con lo straniero, foss’anche svizzero.

Non è un caso che i centri di “accoglienza” vengono sempre collocati in periferia. Nessuna parte politica si sognerebbe mai di mettere un mucchio di profughi in un bel palazzo del centro, magari vicino alla propria residenza.
Quando scoppiano i casi, ci si schiera, chi a destra e chi a sinistra, ma insieme si decide che è meglio lontano da tutti.
È un’ipocrisia tipica italiana, un po’ simile a quella che si fa sull’evasione fiscale.
Bisogna pagare le tasse, tutti. Ma cominciassero prima gli altri.

Siamo al sicuro?

West Point - Liberia

Liberia – Villaggio in quarantena – Evidenti mezzi inadeguati.

Da qualche mese ormai si parla dell’epidemia di Ebola che ha colpito l’Africa occidentale e che già ha fatto capolino sia in America che in Europa.
Capi di Stato e governanti sono sempre pronti a tranquillizzare anche quando è evidente che il pericolo c’è e non va sottovalutato.
In un mondo ormai piccolo, dove al massimo in 24 ore sei dall’altra parte del globo, non c’è da stare tranquilli mai, figuriamoci in caso di epidemie scatenate da un virus così letale.

Liberia

Militari sorvegliano villaggio in quarantena (West Point – Liberia)

Infatti nonostante le precauzioni il virus è già negli Stati Uniti e in Europa. Le rassicuranti chiacchiere di esperti e governanti sono troppo fiduciose e contano troppo sulla provvidenza anziché sui dati di fatto.
Così come a Genova si sperava che il Bisagno rimanesse docilmente incanalato, così in occidente speriamo che il virus non ci raggiunga mai. Ma la speranza non viene sempre esaudita.

In questi casi non bisogna creare allarmismi, sarebbero controproducenti, ma non bisogna nemmeno sottovalutare il rischio perché il pericolo è reale e va affrontato molto energicamente.

La situazione in Liberia è preoccupante, così come nelle regioni adiacenti. I protocolli da rispettare per evitare il contagio sono complicatissimi e da quelle parti mancano mezzi e strutture adatte a far fronte ad un’ emergenza del genere.
In passato la diffusione di Ebola si limitava a qualche villaggio che per il suo stesso isolamento veniva decimato e per forza di cose l’epidemia terminava, per mancanza di ospiti.
Oggi è diverso, la gente si muove di più e da un villaggio in Liberia si arriva a Parigi in poche ore, a New York altrettanto e a Berlino pure.

Un discorso diverso va fatto per i barconi che giungono a Lampedusa e sulle altre nostre coste. I tempi non sono così brevi e un malato di Ebola arriverebbe già morto o in fin di vita. Il problema sarebbe mettere in quarantena tutti gli altri con i mezzi che a tutt’oggi non sembrano essere presenti nei luoghi di sbarco, né a Lampedusa né altrove.
A Roma solo un ospedale ha un reparto che potrebbe fronteggiare l’emergenza, ma ci devi arrivare lì dentro, senza infettare decine di persone durante l’accoglienza e il trasporto.
Il Ministro Alfano dice che è tutto sotto controllo ma a Lampedusa io vedo solo gente con guanti usa e getta e la mascherina di carta, che non garantiscono la sicurezza nemmeno contro un raffreddore. Speriamo, come al solito, nella provvidenza.

Un uomo contagiato si nasconde per sfuggire ai controlli - (foto di John Moore)

Un uomo contagiato si nasconde per sfuggire ai controlli – (foto di John Moore)

Abbiamo trovato il Mostro

hannibal
Io non so se l’opinione pubblica è così interessata ai delitti in maniera tanto morbosa così come la propongono gran parte dei giornali.
Le notizie così dense di particolari, di foto e di ipotesi non credo che possano essere spacciate per “informazione”.
Seguire un caso, che spesso viene riesumato dai giornali, in seguito a svolte determinanti delle indagini non dovrebbe scatenare l’uso indiscriminato di foto, particolari e titoloni in prima pagina.

ManfrediMi sembra una grave mancanza di rispetto per la vittima e per la sua famiglia, costretta a rivivere la tragedia anche dopo svariati anni.
Il recente episodio, che vede protagonista addirittura un Ministro che annuncia in TV la cattura del colpevole, mi ha fatto venire in mente il famoso film (tratto da una storia vera) di Damiano Damiani che aveva come protagonista il magnifico Nino Manfredi nei panni del povero Gino Girolimoni.

L’opinione pubblica è spesso troppo pilotata dai media che possono tutto in virtù della libertà di informazione. Però, guarda caso, il nostro Paese non è molto in alto nella classifica della libertà di stampa. Più o meno come all’epoca di Girolimoni.

Debiti e Crediti

Angelino Alfano ha avuto una magnifica idea e Monti si è adirato.
Compensare le tasse dovute con i crediti che abbiamo verso lo Stato non mi sembra un’idea rivoluzionaria o contro la logica, anzi.
Non si capisce perché bisogna dare subito e invece aspettare anni per un rimborso, o meglio, si capisce benissimo ma è palesemente un sopruso verso i contribuenti onesti.
Ancor di più se consideriamo gli interessi e gli oneri aggiuntivi per le cifre che lo Stato deve riscuotere e gli interessi minori quando si tratta di restituire. La colpa non è né dell’Agenzia delle Entrate né di Equitalia, ma come al solito dei politici che hanno dettato le direttive.
Unico neo, Angelino Alfano poteva ricordarsene quando era al Governo. Ai malpensanti potrebbe venire in mente che adesso è solo terribile demagogia a scopi elettorali ma anche se lo fosse sarebbe anche questo un buon motivo per mettere ordine in questa democrazia a senso unico.

#Siamotuttiqui

Il vertice a telecamere spente questa volta si è tenuto. Nessuna defezione. Tutti insieme, divertiti e giocherelloni. Casini ha addirittura postato la foto di gruppo, scattata probabilmente con un iPhone, non si sa da chi ma mi piace immaginare la Fornero mentre inquadra i quattro e dice: Smile!
Dobbiamo essere felici o sospettosi di questo incontro, semi-segreto, che riunisce intorno al tavolo i vertici di questa fantascientifica maggioranza? Non saprei. Avendo qualche anno sul groppone sono portato ad immaginare questa riunione come un ritorno al passato, una sorta di pentapartito dove tutti son contenti meno che gli italiani.
Speriamo che da questo incontro nasca qualcosa di buono per il futuro dell’Italia, perché ormai siamo sull’orlo del baratro, non quello virtuale dello spread ma quello pratico e tangibile del “non arrivo a fine mese”.
Articolo 18 alla tedesca e stipendi all’italiana, questo è il nostro problema. Sorrida pure Casini, ma le piazze sono piene di gente che ha perso il lavoro e dovrà comunque accollarsi la nuova IMU, pagare la benzina come fosse oro e tirare avanti. Il default è già qui e c’è ancora chi sorride e si diverte con Facebook.