L’ idea è bella ma…

Lavoro
È il momento del Reddito di Cittadinanza.
Da sempre argomento di punta del Movimento Cinque Stelle e di Grillo.
In molti altri Paesi Europei, in un modo o nell’altro, esiste una sorta di reddito minimo, per i disoccupati o per coloro che cercano lavoro.
In Italia non è mai stato preso in considerazione, forse perché ai nipoti ci pensano i nonni o perché gli italiani sono troppo furbi e rischieremmo di avere cittadini che campano a sbafo sulle spalle della comunità.

Il Reddito di Cittadinanza, in teoria, sarebbe un’ottima soluzione per aiutare coloro che sono alla base della piramide sociale o che in attesa di una collocazione lavorativa devono pur sopravvivere.
La difficoltà estrema è la “distribuzione” del reddito a coloro che effettivamente ne avrebbero bisogno.
Non è un mistero che in Italia un paio di giorni prima che esca la Legge si è già trovato l’inganno.

Spero che presto si decida di elargire un Reddito di Cittadinanza ma non riesco a capire come si eviterà di non farlo finire nelle mani sbagliate.
La disoccupazione giovanile è alle stelle e nel sud Italia, come sempre, è ancora più su. Peccato che il divario tra nord e sud, che sulla carta è stato sempre sproporzionato, non tenga conto delle condizioni “lavorative” diverse.

Un numero consistente di giovani, al sud, sono manovalanza delle varie aziende del malaffare e un numero altrettanto elevato ha l’usanza di essere occupato a nero. Infine, c’è quella percentuale di giovani che vorrebbe accedere ad un posto di lavoro normale e onesto.
Ecco, vorrei sapere come si procederà per evitare di regalare 800 euro al mese a chi ne guadagna, illecitamente, 1000 in un giorno o a chi lavora rigorosamente a nero risultando un povero disoccupato ma che al lavoro ci va con la Mercedes intestata alla nonna pensionata e invalida (con relativo contrassegno per parcheggiare comodamente).

Qualche anno fa, quando esisteva ancora l’Ufficio di Collocamento, mi trovai come testimone di un litigio tra l’impiegato allo sportello, addetto alla timbratura del libretto di lavoro che confermava lo status di disoccupato, e una fila di utenti scalpitanti per la lentezza del povero impiegato.
Dalla folta fila si alzavano varie imprecazioni ma la frase più comune era:
Jamme bell,’ ca aggia ij à faticà” [Facciamo presto, che devo andare a lavorare].

Non sto parlando di pochi individui ma di intere schiere di giovani che il reddito lo trovano illegalmente ed è ben più congruo degli 800 euro ipotizzati.
Le tre offerte di lavoro, probabilmente, arriverebbero chissà dopo quanto tempo e mentre si rifiuta la prima, per arrivare alla terza sprecheremmo una quantità considerevole di denaro pubblico, togliendolo a chi effettivamente ne avrebbe bisogno.
È una matassa non facile da sbrogliare, proprio perché le condizioni sociali italiane non sono paragonabili a quelle di nessun altro Paese europeo dove vige un qualsiasi Reddito Sociale. Non si possono prendere provvedimenti seri e risolutivi se non si parte dalle basi. E qui il discorso diventa impossibile se pensiamo che nella politica si fa finta di non vedere condannati, pregiudicati e indagati che si ripresentano ad elezioni, e le vincono.

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