L’emergenza eterna

africa
Il continente africano è stato sempre un serbatoio di manodopera a basso costo, se non a costo zero per l’occidente.
Fin dai tempi dello schiavismo si “prelevavano” uomini, donne e bambini da utilizzare come strumenti di lavoro nei campi di cotone del Nuovo Continente o anche nella “vecchia” Europa, per i lavori più umili e faticosi.
A distanza di decine di anni la situazione è immutata, se non peggiorata.
 
Si continua ad “aiutare” il popolo africano con derrate alimentari, carità e beneficenza ma le condizioni spesso sono ancora peggio di prima.
Non c’è mai stata la volontà di aiutare sul serio un popolo che da solo non riesce ad uscire da una spirale di povertà e degrado.
 
Chi ricorda, o ha studiato sui libri, le condizioni dei cinesi ai tempi di Mao avrà presente quelle immagini della Cina, con donne e uomini chini nelle risaie e la povertà dilagante nelle campagne.
A cinquant’anni di distanza la Cina è probabilmente la prima economia mondiale. Metropoli modernissime come Shanghai e Pechino fanno impallidire le nostre piccole città, con un paio di linee di metropolitana, mentre in Cina sfrecciano treni superveloci a levitazione magnetica.
 
In Africa la situazione è invece invariata. Le scene che si vedevano mezzo secolo fa sono le stesse di oggi. Fame, povertà, siccità, carestie.
L’esodo che stiamo vivendo, con migliaia di migranti che sfuggono a guerre, miseria e povertà ci dimostrano che, se possibile, la situazione africana è anche peggio di decenni fa.
 
In Nevada si riesce a costruire, nel deserto, una città come Las Vegas e in Africa non si riesce a tirare su un po’ d’acqua dai pozzi per non far morire di sete la gente.
In compenso ci sbracciamo per chiedere un SMS da un euro per aiutare quei poveri bambini o donare qualcosa per farli sopravvivere.
Le organizzazioni umanitarie sono migliaia e prosperano grazie a questo business della fame degli africani.
Nessun Governo occidentale è interessato ad aiutare realmente l’Africa ma si continua a chiedere la carità alla gente per mantenere attiva (economicamente) la macchina degli aiuti.
Le briciole arrivano, giusto per mantenerli in vita e continuare a lucrare su questo succoso affare.
La carità, per emergenza, va bene ma se diventa eterna c’è qualcosa che non va e bisogna fermare il circolo vizioso. Come?
Basta con le donazioni. Sono 50 anni che doniamo e non è cambiato niente se non il giro d’affari delle “multinazionali della fame”.

Leggi: Il Nuovo Business della Beneficenza

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