Il Grande Bluff

Gli americani da sempre, per dire che vanno a fare un viaggio a Londra dicono “vado in Europa”. Anche se la destinazione è Campobasso, dicono “vado in Europa”.
L’Europa è stata sempre un luogo con i confini indistinti e variabili, a seconda delle epoche.
Qualcuno è convinto di appartenere ad una Unione Europea come se fosse una unione di Paesi che hanno, non dico tutto, ma qualcosa in comune.
Per il momento abbiamo l’Euro. Una moneta simile a quelle del monopoli. Il suo valore non è fisso in tutti i Paesi dell’Unione ma in compenso ha un cambio ufficiale rispetto al dollaro e alle altre valute.

Con 1 dollaro si compra una birra sia a Boston che a Seattle. Con 5 dollari ti fai un panino sia a Houston che a San Diego. Un’automobile costa lo stesso prezzo a New York come a Dallas.
Se un abitante di New Orleans va in gita a Philadelphia e chiede un’informazione per strada, saranno ben lieti di rispondergli con un accento leggermente diverso ma pur sempre in inglese-americano.
In Europa ci vuole 1 Euro per comprare una birra a Roma ma non bastano se la vuoi comprare a Parigi o a Berlino.
Un’automobile (stesso modello) non costa lo stesso prezzo a Palermo e a Monaco, non solo, ma non si può nemmeno semplicemente comprare in una città e portarsela a casa perché la burocrazia è talmente complicata che un’operazione del genere è pressoché impossibile per un cittadino comune.

Se un cittadino europeo di Firenze va in gita a Stoccolma avrà il problema della lingua. Una lingua diversa in ogni Paese dell’unione. E questo sarebbe il minimo.
Le differenze culturali sono abissali tra i vari Paesi e nessuna tradizione in comune ci rende parte di una vera Unione. Troppo diversi per essere tutti europei.
L’Europa è stato sempre un sogno e tale doveva rimanere. Ostinarsi a creare qualcosa in più che un semplice interscambio economico è impossibile e i dati odierni lo confermano.
Ci arrampichiamo sugli specchi per inseguire i Paesi più diligenti senza renderci conto che sono irraggiungibili.
Facciamocene una ragione e cominciamo a pensare come tirarci fuori da questa finta Unione che ci ha resi il terzo mondo del continente europeo.
Usciamo da questo club, non abbiamo le carte per starci dentro. Abbiamo bluffato ma ci hanno scoperti.

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