Non basta dimezzare

L’Italia non è la Grecia. Quante volte lo abbiamo sentito in questi ultimi mesi? E’ una frase che segue sempre un discorso di qualche politico che ci illustra il quadro della situazione e poi per non farci stare troppo in pena cita l’ormai famosa frase.
L’altra sera, guardando la trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa mi sono incantato ascoltando Angelino Alfano che, tra l’altro, continuava a illustrare una situazione immutata di schieramenti politici obsoleti. Centro-destra e Centro-sinistra, e giù a sbracciarsi per spiegare come si esce dalla crisi.
Sembra che abbiano perso tutti il senso della realtà. La gente ormai se ne fotte se sei di destra o di sinistra, è roba del secolo scorso. La foto di Monti con ABC ne è la prova. Una foto ricordo di quello che era la politica. Oggi sta cambiando tutto.

Se non contiamo “lo zoccolo duro” cioè, quella parte di elettori che voterà a destra e a sinistra perché pensano di appartenere a quelle rispettive aree, ci sono almeno la metà degli italiani che vorrebbero risolvere i problemi, o quantomeno, tentare di uscire da questa spirale che ci ha trascinato così in basso.
I vecchi politici non sono più credibili, anche se fanno i salti mortali da Vespa. Continuano a tirar fuori dal cilindro promesse di cambiamento. Mi sembra di assistere a quel vecchio gioco delle tre carte dove a perdere è sempre il cittadino onesto.
Un piccolo ma significativo esempio è il finanziamento pubblico che il popolo italiano voleva abolire con un referendum e di fatto è addirittura aumentato. Ora, Bersani in testa, propongono di volerlo dimezzare, e lo dicono con enfasi come se ci stessero proponendo un grosso affare. Dimezzare significa da 180 a circa 90 milioni di euro. Una cifra esagerata, che di fatto resta nelle casse dei partiti per i più disparati investimenti. La Camera ha votato si alla riduzione (non retroattiva). Il referendum non è stato rispettato, non è stata rispettata la volontà del popolo.

La vittoria del Movimento 5 Stelle è proprio l’espressione del disagio popolare, anche se Grillo le spara grosse, c’è una visione diversa di far politica e la dimostrazione che senza soldi e televisioni si vincono le elezioni.
La vecchia classe politica è ostinata, giammai lascerebbe la poltrona e i privilegi ad essa legati. Un esempio lampante è l’ostracismo del PD contro il “nuovo”, che potrebbe essere Renzi.
Mentre a destra e dintorni la situazione è ancora più ingarbugliata. Fini, da sempre uomo di destra (credevamo) si allea con Casini e Rutelli. Se me lo avessero raccontato una decina d’anni fa mi sarei sbellicato dalle risate, invece oggi è realtà e si chiamano Terzo Polo. Si dicono Moderati…perché, chi sono gli estremisti? Bersani? Vendola?
Berlusconi invece ha abdicato in favore di Alfano che è “giovane” e pieno di talento, lo scettro del PDL non poteva passare in mani migliori ma non c’è aria di cambiamento.
Saltiamo a sinistra di Bersani e troviamo Vendola. Ottimo uomo politico che nobilitando la famosa “supercazzola” di Amici Miei non riesce a raccontarci, in pratica, cosa farebbe se fosse al Governo e con quali alleanze (possibili) oltre alla improbabile foto di Vasto.
La Lega è stata distrutta dal suo stesso fondatore e rimangono, ormai sparpagliati, un gruppetto di camicie verdi che ancora riscuotono successo. Se Maroni ci sa fare recupera qualche voto ma solo se la famiglia Bossi fa due o tre passi indietro.
Non ci resta che Grillo. Un comico che dovrebbe tirarci fuori dai pasticci.
Nel mentre il Governo tecnico ha dovuto chiamare altri tecnici per fare le riforme, il Presidente non vede il boom e lo spread se ne infischia di tutto questo.
Non siamo come la Grecia, è vero. L’Italia è a forma di stivale, la Grecia no.

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