Deprimente ma vero

I remake non sempre sono all’altezza degli originali. Non ha fatto eccezione il programma di Saviano e Fazio che ha riproposto gli interessanti monologhi dello scrittore coadiuvato,stavolta, da troppi ospiti e penalizzato dalla lunghezza della trasmissione.
Gradita la presenza dell’inseparabile (da Fazio) Littizzetto che però qualche volta esagera con i riferimenti anatomici che ormai non fanno più nemmeno sorridere, tantomeno in un contesto di una trasmissione del genere e con un pubblico diverso dal solito.
Bello il “duetto” tra Travaglio e Lerner, tutti i problemi in una botta sola. Un ripasso per gli spettatori di quello che già sanno ma che fa sempre piacere ascoltare, per avere una conferma che siamo nella merda fino al collo.
Gli ospiti autorevoli, che confermano il rango della trasmissione, non alleggeriscono l’aria pesante, teatrale, tetra, che si respira. Non è una critica negativa ma solo una constatazione di un’atmosfera creata sapientemente dai tecnici delle luci e dalla regia, nonché, ovviamente, dagli autori.
Le “storie” raccontate da Saviano in quel tempio del lavoro cozzano ancor di più con una realtà che sembra non abbia altra via di fuga che la rassegnazione. Una sensazione di impotenza che si genera nel pubblico ascoltando quello che accade intorno a noi sulla nostra pelle senza che nessuno se ne renda bene conto. A volte sembrano storie lontane, che non ci appartengono e invece condizionano tutta la nostra vita e quella di mezzo mondo.
Un po’ deprimente ma tant’è. Una trasmissione del genere una volta l’anno ci vuole, è come l’influenza, e come un’influenza dura tre giorni.

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