Io canto

Dalla via Gluck in poi, cioè da sempre, sono stato un fan di Adriano. Negli anni i suoi successi si sono moltiplicati e con il tempo le sue canzoni sono diventate sempre più di protesta contro le “malefatte” dell’umanità.

La sua meravigliosa voce avrebbe fatto il giro del mondo se solo fosse nato a New Orleans invece che a Greco Milanese da una famiglia di emigranti pugliesi.
Non che non fosse abbastanza conosciuto all’estero ma senz’altro non come avrebbe meritato.

Quando ha smesso solo di cantare e ha cominciato a parlare sono iniziati i guai. C’è chi si è schierato dalla sua parte e chi lo ha criticato aspramente.
E’ sempre un piacere “ascoltare” le sue lunghe pause. E’ uno spettacolo nello spettacolo. I suoi messaggi sono, probabilmente, sinceri e veri ma lui è un cantante è tale doveva restare.

Non dimenticherò mai un suo show dove era ospite il grande David Bowie. Celentano lo volle coinvolgere in un suo discorso e l’inglese gli rispose: “Non so di queste cose, io canto.” E il povero Adriano rimase un po’ interdetto, si aspettava una collaborazione che non arrivò perché Bowie, da grande artista, era consapevole del suo ruolo: quello di fare musica e non discorsi.

Ora siamo al solito tira-molla con la RAI e Sanremo:
Ci vado se mi fate parlare liberamente.
Adriano non ha mai capito la lezione di Bowie. Peccato.

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