Flessibilità

Pietro Ichino, ospite del programma “In Onda” di La7 ci ha spiegato come funziona il mercato del lavoro. Con lui, l’economista Fiorella Kostoris.
In collegamento con Termini Imerese, gli operai della FIAT in cassa integrazione.
Marchionne ha deciso che Termini era improduttivo e ha chiuso i battenti.
Ovviamente Marchionne non ha nessuna colpa, lui costruisce automobili e se non vende gli tocca chiudere la fabbrica, nessuno vorrebbe farlo lavorare in perdita.

Ichino, ex sindacalista, ha spiegato agli operai che il sistema per non perdere il lavoro sarebbe facilitare i licenziamenti perché così le imprese sarebbero invogliate ad assumere, in quanto non si sentirebbero oppresse da un rapporto a tempo indeterminato.
I questo modo si facilita il mercato del lavoro, elasticità e dinamismo prenderebbero il posto di quel tedioso posto fisso che ti tiene per tutta la vita legato ad un solo lavoro.
Basta, dice Ichino, le imprese devono poter licenziare facilmente così da poter essere assunti più facilmente da altri – che facilmente potranno licenziarti in seguito – dico io.
Che dinamismo! Solo che il rischio è di essere licenziati ancor più facilmente senza che nessuno poi ti assuma. Senza contare lo stress che un cambio di lavoro comporta, qualora si riesca a trovarlo.
Moltissimi però sono di questa opinione. Non solo Pietro Ichino. Loro studiano, ovviamente a fin di bene, la sorte dei lavoratori. Ma troppo spesso parlano in astratto, come se si stesse parlando di marionette e non di persone con famiglia e dignità. Burattini che da un giorno all’altro si trasformano da falegnami a fabbri o da muratori a saldatori, con i dovuti aggiornamenti professionali. Un mondo dove tutti sanno fare tutto.
Con questo sistema potremmo avere, un domani, che lo stesso Ichino sia costretto a fare un corso d’aggiornamento per metalmeccanici e lasciare la sua scrivania per una modernissima catena di montaggio, magari proprio alla FIAT, in fondo lui un cambio di lavoro già l’ha fatto: da sindacalista a politico. Vi pare poco?

Invece l’economista Fiorella Kostoris, più pratica e ancora più dinamica, ha posto una domanda ben definita agli operai di Termini Imerese.
Guardando a quello che Marchionne ha fatto a Detroit, ha chiesto agli operai siciliani se avessero accettato anche loro un dimezzamento del salario, cioè da 1.200 a 600 euro al mese, circa, al posto della cassa integrazione che dura al massimo un paio d’anni.
Gli operai sono rimasti attoniti a questa domanda, si vede che non capiscono bene il dinamismo lavorativo, non sono mica economisti.

Io avrei accettato. A patto che l’economista Kostoris mi avesse spiegato anche come gestire la cifra di 600 euro per arrivare a fine mese senza che la mia famiglia fosse costretta a rovistare nei cassonetti dell’immondizia per sfamarsi.

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