Genova 2011

Assistiamo sempre più spesso a fenomeni atmosferici che devastano interi territori. Sulle coste americane nord e sud, spesso si abbattono uragani con bellissimi nomi di fantasia, in oriente le alluvioni portate dai monsoni spesso devastano aree grandi come la nostra penisola. La gente piange i morti, si rimbocca le maniche e si ricomincia. Un po’ come per il terremoto.

In Italia quando piove e una città si allaga si apre un’inchiesta. Contro ignoti, ma si apre perché è un atto dovuto. Come dire, il colpevole deve essere da qualche parte.
In questi casi credo che il colpevole siamo tutti noi, cittadini e istituzioni che non rispettano regole fondamentali e quindi, alla fine, a tragedia conclusa non possiamo accusare nessuno o dovremmo accusarci tutti.
Attualmente in Italia, a parte il dissesto idrogeologico determinato da opere di adattamento dell’uomo a suo piacimento esistono aree densamente abitate come quelle della fascia vesuviana che sono palesemente a rischio per altri motivi.
Per adesso confidiamo nel sonno del vulcano, se dovesse dare segni di vita, alla prima milionata di morti, apriremo una bella inchiesta contro ignoti, perché è un atto dovuto.
In Italia sembra che curare sia meglio che prevenire, e si ha anche paura di prevenire. Il sindaco di Genova in una intervista ha chiaramente manifestato la paura di esagerare con l’allarmismo. Per assurdo, ha ritenuto che un’allerta 2 non giustificasse la “chiusura” di tutta la città. Non a torto, ha pensato di essere poi criticata se l’indomani invece che la pioggia si fosse presentato un bel sole, ha confidato nella sorte ma è andata male, soprattutto per le vittime.
La paura delle critiche, la paura del dissenso popolare, la perdita di voti alle successive elezioni fa si che in Italia ci sia un assoluto immobilismo di coloro che dovrebbero prendere decisioni, anche impopolari. Ormai la politica si è ridotta solamente ad un’accusa continua contro la parte avversa e intanto c’è chi muore ad ogni frana, ad ogni alluvione.

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