Indignati ad oltranza

Gli indignati si sono organizzati virtualmente in tutto il mondo. Non hanno un capo e spesso non sanno bene cosa vogliono…ma sono giustamente indignati.
Indignati per la classe politica che li governa, indignati perché non c’è lavoro per tutti, indignati perché ad un certo punto bisogna indignarsi.
Non è molto importante il motivo, basta un pretesto.
Gli studenti che erano in piazza alcuni anni fa protestavano contro la Iervolino, oggi contro la Gelmini, domani chissà verso quale futuro ministro dell’istruzione. Io non ricordo un ministro dell’istruzione amato dagli studenti né un governo amato dal popolo.
Non dico che oggi non ci sia un buon motivo per indignarsi, anzi, di motivi ce ne sono moltissimi ma è anche vero che in passato i nomignoli erano diversi ma l’indignazione era molto simile.
La situazione attuale ci sembra grave, gravissima. Eppure paragonata a trenta o quaranta anni fa il livello di benessere è molto migliorato, per tutti.
Ero per caso ai margini del corteo di Roma stamattina e visto che la situazione andava peggiorando, alcuni giovanotti con cartelli e striscioni fatti in casa, ragazzi forse neanche ventenni, hanno tirato fuori dallo zainetto finto usato ognuno il suo cellulare per avvertire mamma e papà che forse si faceva tardi. Un iPhone, un paio di Blackberry Curve e un Nokia non meglio identificato, rigorosamente touch.
Forse trent’anni fa non avrebbero avuto nemmeno il gettone in tasca per chiamare da una cabina pubblica.
I tempi cambiano ma l’indignazione resta.

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