Privacy?


Il Sole 24 ore ha recentemente pubblicato un articolo che ci illustra come funziona la privacy su Facebook o meglio come non funziona. Lo stesso articolo richiama un’inchiesta fatta dal Wall Street Journal che avrebbe dimostrato come, tramite la nota applicazione “Farmville” , i dati degli utenti siano stati diffusi ad alcune agenzie pubblicitarie senza il consenso degli interessati.

In realtà tra le varie opzioni sulla privacy offerte dal social network, ci si muove con un po’ di difficoltà tra caselle da spuntare e regolamenti da accettare.
In linea di principio non sono d’accordo che qualcuno possa usare i miei dati per scopi diversi da quelli che apparentemente Facebook dovrebbe offrire.

Ci sono, però, un po’ di considerazioni da fare. La prima, e la più importante, è che se qualcuno teme per la sua identità e ci tiene alla privacy non si sogna nemmeno di iscriversi ad un social network che, anche se custodirà con il massimo segreto i tuoi dati rispetto a terzi, li conserverà comunque nel suo database (per quali scopi?).

La seconda considerazione da fare è che, chi si iscrive a Facebook comunicando tutti i suoi dati, telefono, indirizzo, mail, scuola, istruzione e tutto il resto e poi pubblicando le foto sue e di tutta la famiglia sul profilo, aggiornando lo stato anche quando esce per fare la spesa, allora non può pretendere una privacy così rigorosa.

Sappiamo, o dovremmo sapere che basta essere connessi ad internet per essere “intercettati” da qualsiasi altro utente in rete. Tutto quello che scriviamo sulla nostra tastiera potrebbe essere intercettato indipendentemente dal sito su cui stiamo scrivendo.

Una volta anche il browser Internet Explorer avvertiva l’utente che si accingeva a collegarsi in rete che “quello che scrivi potrebbe essere letto da altri” e tu dovevi accettare spuntando una casellina. Se non si accettava questo avviso non si navigava in rete.
Come dire o questo o niente. Essere in rete è di per se un rischio per la privacy. Figuriamoci se poi corrediamo i nostri dati con foto e quant’altro.

Per quanto riguarda Farmville, giochino molto in voga su Facebook, è sempre richiesta l’accettazione di alcune norme tra le quali quella che l’applicazione potrà spulciare nei tuoi dati. Se si accetta poi di che ci si lamenta?
Mi sembra chiaro che un’applicazione ti da qualcosa ma vuole anche una contropartita. Farmville ti fa giocare e, come dice il Wall Street Journal, si vende i dati alle agenzie pubblicitarie. Uno scambio.

Chi pensava che Mark Zuckerberg e i suoi colleghi avessero inventato Facebook per farci solo divertire a trovare vecchi amici e parenti dimenticati, senza chiedere nulla in cambio, è rimasto un tantino deluso (?).

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